La copertina del libro

Una lettera famigliare, che la famiglia Ottolenghi ha voluto rendere pubblica perché “Ci salveremo insieme”. Questo è il titolo del libro uscito poche settimane fa per Il Mulino nel quale Ada Ottolenghi ricostruisce appunto la storia della sua famiglia all’epoca delle persecuzioni razziali contro gli ebrei. Il libro è stato presentato ieri, in occasione della Giornata della Memoria, con un incontro in streaming trasmesso sulla pagina Facebook del Comune attraverso un dialogo tra il sindaco De Pascale con Emilio ed Emanuele Ottolenghi, rispettivamente figlio e nipote di Ada

Con lo scoppio della guerra la famiglia di Guido Ottolenghi, imprenditore ebreo torinese, si trasferisce a Porto Corsini (Ravenna). Dopo l’8 settembre 1943 tentano invano di fuggire al sud via mare poi, dopo alcune dimore provvisorie, trovano generosa accoglienza e protezione presso alcune famiglie di Cotignola, da dove, nel maggio del 1944 raggiungono Roma e poi vengono liberati. Per l’aiuto fornito agli Ottolenghi e ad altri ebrei, quattro cittadini di Cotignola sono stati proclamati in Israele “giusti fra le nazioni”.

“Questo libro – ha spiegato ieri Emilio Ottolenghi, padre di un altro Guido Ottolenghi, amministratore delegato della Pir e ex presidente di Confindustria Romagna per alcuni anni – è stato scritto da mia madre subito dopo la morte di mio padre per una nipote che era appena nata, Raffaella, e per quelli che sarebbero seguiti. Era un modo per farle conoscere la nostra storia e quella di suo nonno.

Una lettera famigliare destinata appunto ai nipoti: così l’abbiamo considerata per tanti anni. Ma ora abbiamo deciso di renderla pubblica perché questa è una bella storia. Abbiamo passato momenti terribili, ma abbiamo anche avuto la fortuna di salvarci. E lo dobbiamo a tante persone che ci hanno aiutato gratuitamente, senza altre ragioni tranne quella di dare una mano ai loro simili”.

“Noi ci siamo salvati, ma tanti altri come noi sono finiti nei lager proprio per la denuncia di persone che gli erano vicine. Mentre qui noi abbiamo ricevuto solo aiuti. Prima a Marina di Ravenna dove Vincenzo Utili ci ha procurato i documenti. Poi a Ravenna con le persone che ci hanno accolto, e a Cotignola, la famiglia Baldini.

Quando leggo il Diario di Anna Frank, capisco che è stata questa la differenza tra noi e lei. Il titolo che ci ha proposto il Mulino per questo volume racconta proprio quello che è stato: ‘Ci salveremo insieme’. È proprio così che la nostra famiglia è andata avanti. Mai separarsi, ci dicevamo: i rischi e le cose buone sempre insieme”