Non sono per nulla confortanti i dati pubblicati da Inail relativamente agli infortuni sul lavoro dovuti al Covid-19: nel 2020 da gennaio a dicembre in Romagna sono stati 2.368 gli infortuni sul lavoro dovuti al Covid e 5 le vittime. “I dati sono migliorati rispetto alla prima ondata – sostiene il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli – ma gli aumenti nel mese di dicembre devono preoccuparci. Diversamente da marzo dello scorso anno, ora abbiamo protocolli e dispositivi di sicurezza, ma nonostante ciò, l’andamento degli infortuni da novembre è ripreso a salire in maniera preoccupante. È fondamentale che le aziende e i lavoratori non abbassino la guardia”.

La provincia che registra i dati peggiori è quella di Rimini con 943 infortuni, poi Ravenna con 744 e Forlì-Cesena con 681. Il 39% degli infortuni hanno colpito lavoratori con una età compresa tra i 35 e il 49 anni e sono le donne le più colpite, il 73% sul totale degli infortuni. “Questo è spiegabile – sottolinea il segretario cislino – dal fatto che la maggioranza degli infortuni si registra nel settore sanità e assistenza sociale, dove in maggioranza è impiegato personale femminile”.

Forlì-Cesena registra in Regione il dato migliore con il 6,6% di infortuni rispetto al totale regionale. La provincia di Ravenna è invece maglia nera in regione come aumento nel mese di dicembre, registrando un aumento del 67%. Ma Ravenna registra anche il triste primato di infortuni mortali per Covid con 3 decessi, seguito da Rimini con 2 e nessuno a Forlì-Cesena.

Rimini segna nel 2020 il dato più alto con 943 di infortuni Covid, e registra anche un forte aumento tra novembre e dicembre, + 46%.

Rispetto al resto del Paese l’Emilia Romagna ha registrato un numero maggiore di infortuni nel mese di marzo, mentre è inferiore alla media italiana nella seconda ondata di ottobre-novembre. La nostra regione è 4° in Italia sia per numero di infortuni Covid, sia per infortuni mortali. Il 68% degli infortuni si registra nel settore sanità e assistenza sociale, il 16% nella pubblica amministrazione e il 6,3% nei lavoratori precari della ricerca e tecnici impiegati in sanità.

La professione più colpita (46% del totale) è, secondo la definizione dell’Inail, quella dei “tecnici della salute”, di cui l’84% degli infortuni sono ricondotti a infermieri. “Questo è certamente dovuto alla maggiore esposizione al virus nelle strutture sanitarie – riporta il segretario Marinelli – come dimostrano il numero elevato di accessi registrato ai pronti soccorsi degli ultimi mesi e i casi di contagio avuti all’interno delle medicine. Su questo tema è già stato posto l’accento da parte della nostra organizzazione sindacale, che da tempo sottolinea la necessità di estrema attenzione al tema degli organici e dell’organizzazione di tutti i reparti maggiormente esposti alle conseguenze dell’andamento pandemico a garanzia del personale e della qualità dei servizi”.

“I dati anche in Romagna sono migliori rispetto al resto del Paese, dove invece il numero di infortuni Covid tra ottobre e novembre è superiore rispetto alla prima ondata di contagi – conclude il segretario Cisl Romagna Marinelli – avuta tra marzo e maggio. Questo significa che nei nostri territori i protocolli fatti con le aziende sono stati utili ed utilizzati, ma preoccupano fortemente gli aumenti registrati nell’ultima rilevazione del mese di dicembre. Ora, a differenza della prima ondata, sono a disposizione ampie dotazioni di dispositivi di sicurezza che vanno utilizzati correttamente, ma è fondamentale non abbassare la guardia continuando ad impegnarsi per limitare sempre di più le occasioni di contagio per i lavoratori“.