Per sé, per gli altri, per la società. Perché ogni persona vale (“siamo amati da sempre, per ognuno Cristo è morto sulla croce”) e per quel senso di comunità che si impara all’interno della Chiesa e ci dice che siamo tutti fratelli. Paolo Bassi, direttore del reparto di Malattie Infettive del Santa Maria delle Croci, si è vaccinato. Ha ricevuto anche la seconda dose di Pfizer-BioNtech e racconta a Risveglio la sua esperienza.

“E’ andata bene: questa volta non ho neanche sentito l’indolenzimento al braccio della prima. Per me è un grande privilegio, quello di poter essere protetto da questo virus prima degli altri. Per il lavoro che faccio, per il ruolo che ho, non per altro. Col vaccino riesco a vedere la fine di questa storia, abbiamo imboccato la strada per uscirne”.

Perché la mascherina protegge, tutti (o quasi) abbiamo imparato a distanziarci ad igienizzarci le mani, “ma questa situazione ci condiziona davvero troppo: la vita sociale, quella economica e la quotidianità. Dobbiamo alzare il livello di difesa immunitaria”.

Come nel primo lockdown (quando si trattava di indossare la mascherina e adottare tutte le misure anti-contagio), il dottor Bassi richiama alla “responsabilità personale” nei confronti di se stessi, degli altri, della società in cui viviamo: “Con tutte le persone che ho visto ammalate, per prima cosa penso che non vorrei ammalarmi. Poi la mia funzione pubblica e il mio ruolo mi chiedono di fare tutto quello che è necessario per non essere veicolo di contagio. In ospedale è già successo, non deve succedere più.

A chi ha dubbi sulla sicurezza del siero, cosa dice? “Possono esserci casi di diverso genere, non farei di tutta l’erba un fascio. Ma il vaccino è sicuro: ho passato una domenica a vaccinare e ho verificato le procedure. I dati parlano di 11 casi di anafilassi su 2 milioni di vaccinati, pochissimi. Poi in presenza di asma grave o allergie importanti, abbiamo coinvolto gli allergologi. Se qualcuno non se la sente, ne parliamo. In un caso ho proposto anche di andare a fare il vaccino in ospedale, per essere più controllati. Ma è come dopo una guerra (perché di questo si è trattato): se ti do qualcosa per difenderti non è per farti del male”.

Papa Francesco ha parlato di “opzione etica”. E Bassi concorda: “Non esiste preoccupazione religiosa che non sia anche civile. Ciò che le unisce è il bene della persona: del singolo e quindi della società. Da medico, mi passi il termine, sento il ‘mondo addosso’, la responsabilità per ciascuno, a partire da me stesso. È questo che mi fa scegliere il vaccino: siamo inseriti in un corpo, che è un corpo umano.

Siamo amati, siamo importanti. E per ciascuno di noi, con un nome e un cognome, Cristo è morto sulla croce. Il senso di comunità l’ho imparato nella Chiesa e non ha confini, non si limita a un partito, a un confine, a un giardinetto. Questo deve interrogarci, tutti”.