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Le tre centrali cooperative, Agci Emilia-Romagna, Confcooperative Romagna e Legacoop Romagna, intervengono in merito alla situazione nelle strutture residenziali per anziani rispondendo alle accuse generalizzate rivolte e diffuse a mezzo stampa da Funzione Pubblica Cgil Ravenna. In quel comunicato il sindacato metteva in evidenza “la situazione tragica nelle case di riposo, considerandole strutture inadatte a contrastare il contagio del virus” ed esprimeva “grande preoccupazione per il drammatico scenario che si è delineato nelle strutture residenziali per anziani della provincia di Ravenna. Il numero di focolai e l’ampio raggio di persone coinvolte fra operatori sanitari, infermieri, oss, fisioterapisti, responsabili delle attività assistenziali e utenti, ci convince ogni giorno di più della necessità di ripensare il modello organizzativo del lavoro, coniugandolo positivamente con le necessità di anziani e dipendenti. Serve un modello che garantisca la sicurezza e la salute a ospiti e lavoratori”.

Funzione Pubblica aveva poi evidenziato come “in alcune realtà i dipendenti erano obbligati a lavare i propri indumenti da lavoro a casa e si vedevano consegnare una mascherina chirurgica per turni di 6 ore“.

Le centrali cooperative, in rappresentanza delle decine di cooperative sociali, enti non profit, impegnate nella gestione quotidiana di queste strutture, ritengono “offensiva e scorretta la posizione espressa da Cgil e contraria allo spirito di collaborazione – si legge nella nota congiunta di replica inviata alla stampa – che dovrebbe animare soprattutto in questo periodo le diverse parti e non possono esimersi dal precisare e puntualizzare alcuni importanti aspetti“.

E’ doveroso evidenziare in primis che “le cooperative sociali sono soggetti che svolgono un pubblico servizio essenziale, riconosciuto dalla Regione Emilia Romagna, finanziato in gran parte con risorse pubbliche, accreditati, convenzionati e quindi controllati dall’Ente pubblico. Questa funzione pubblica è svolta da migliaia di soci e socie lavoratrici che con il loro impegno garantiscono quotidianamente la cura di cittadini fragili e quindi la continuità assistenziale ed educativa in centinaia di presidi socio-sanitari ed educativi”.

“Sin dall’inizio dell’emergenza le cooperative sociali sono state impegnate nel difficoltoso approvvigionamento di DPI – prosegue la nota congiunta di Agci, Confcooperative e Legacoop Romagna – da fornire al personale che operava nei servizi e che hanno sempre garantito nella piena osservanza dei protocolli sanitari, nonostante le difficoltà di reperimento, con costi aggiuntivi considerevoli e che ancora oggi sono in attesa di rimborso. Minare la credibilità di tutto un sistema e delle persone che vi lavorano generalizzando false accuse di carenze e pratiche scorrette è ingiusto e pericoloso”.

“Le scriventi associazioni di rappresentanza sono sempre state disponibili a raccogliere segnalazioni – si legge ancora – e ad approfondire dubbi o richieste qualora ragionevoli ed accoglibili anche relative a problematiche gestionali e le cooperative associate con la stessa disponibilità vi hanno sempre risposto, pur nelle difficoltà già raccontate. Ciò anche in ragione della tutela del lavoro e dei propri soci che con spirito di servizio continuano ad operare per preservare i servizi e la salute degli utenti e delle comunità laddove sono insediate”.

Auspichiamo quindi, anche da parte di Cgil, un contributo alla collaborazione, che privilegi il dialogo – conclude la nota delle tre centrali – e il confronto e chiediamo altrettanto impegno di tutti i sindacati nel sollecitare gli Enti pubblici circa l’utilizzo di tutti gli strumenti che il Governo e la Regione Emilia Romagna hanno messo a disposizione, riconoscendo al movimento cooperativo un ruolo fondamentale nella gestione dei servizi di welfare a partire dal ristoro tempestivo delle cooperative per i maggiori costi sostenuti per i DPI, al riconoscimento degli aumenti contrattuali e dei costi straordinari di gestione, ai posti lasciati vuoti che generano perdite costanti, a gare d’appalto con basi d’asta congrue e che non premino i ribassi sui prezzi ma la qualità. Tutto nella prospettiva di un sistema di servizi che promuova il lavoro, le condizioni salariali, la sicurezza e la qualità dei servizi“.