Don Silvio Ferrante all'ingresso di questa mattina a Lido Adriano
Don Silvio Ferrante all'ingresso di questa mattina a Lido Adriano

“Il bello è che continuerà il lavoro fatto da don Marco: come lui, è sempre in movimento”. Ha fatto il suo ingresso a Lido Adriano oggi don Silvio Ferrante ma i parrocchiani l’hanno già inquadrato. E soprattutto accolto. Lo si coglie da qualche commento a margine della Messa di ingresso celebrata questa mattina dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni. Ma anche dai saluti finali letti da una catechista e soprattutto dall’applauso, spontaneo, scaturito dal cuore di molti quando, al termine del “rito delle consegne”, l’Arcivescovo idealmente affida tutta la comunità al nuovo pastore (“Ecco la famiglia che lo Spirito Santo ti affida”). In era pre-Covid a questo punto c’era uno scambio del segno di pace con alcuni membri della comunità. Oggi non si è potuto fare (a causa delle norme anti-contagio). Ma l’applauso spontaneo ha sostituito un ideale abbraccio.

Un altro momento della Messa di ingresso di don Silvio Ferrante, la consegna della patena con le ostie

“Conosco un po’ questa comunità – spiega don Silvio a Risveglio Duemila a margine della celebrazione – perché sono venuto qui una decina d’anni fa quando don Marco è dovuto andare in ospedale per qualche mese. È un campo aperto, e senza nemmeno le erbacce: una comunità vivace, disponibile, attiva”. La previsione è che possano essere alleati per quella che definisce una pastorale dell’ “andare incontro”: “Se faccio il prete non è solo per chi viene in questi trenta metri quadrati. A Savio la chiave di lettura della mia esperienza è stata la collaborazione con la realtà civile: è bastato aprirsi un po’ e c’erano tantissime realtà che volevano dare una mano. Credo possa essere così anche qui. Ci sono le condizioni per farlo. E poi c’è il turismo d’estate che dà un’apertura importante”.

È un passaggio nel segno della continuità quello avvenuto oggi a Lido Adriano: anche gli orari delle Messe per ora resteranno “quelli che aveva deciso don Marco, poi se ci sarà bisogno li cambieremo”, ha spiegato a fine Messa: “Arrivo con molta gioia e con un po’ di timore. Don Marco ha costruito molto. Relazioni, tessuti sociali e umani: ho una bella eredità. La paura passerà. Intanto accolgo con gioia questo progetto di Dio al quale posso contribuire con il mio Eccomi”.

Il grazie di don Silvio è andato anzitutto “al Signore che è stato più furbo di me a condurmi qui: i miei progetti erano diversi”, poi ai parrocchiani, a don Marco stesso e alla sua famiglia, ai bambini (“Se la casa di Dio si riempie di quei passettini che sentivo prima, è sempre un bel segno”) e a vari rappresentanti di associazioni e realtà territoriali (Pro-Loco, polisportiva): “Tanto mi arriva del fermento che c’è qui – dice –. L’obiettivo è collaborare perché ci interessa la persona nella sua interezza, spirituale e umana”.

L’arcivescovo Lorenzo nell’omelia è partito dalle letture della Messa di oggi (la chiamata di Samuele e dei primi discepoli) per mettere a fuoco il tema della vocazione: “Il cristianesimo è la risposta a una chiamata. Il Signore non ci costringe ad avere fede in lui né vuole cristiani solo per tradizione. Vuole invece una risposta personale. Servono avvenimenti e segni per dire quel sì. E se si ha la grazia di incontrare chi ci accompagna e una comunità che accoglie, la risposta sarà sempre più libera e responsabile”. Questo avviene per tutte le vocazioni, compresa quella de sacerdote a servire nell’annuncio della Parola, nei sacramenti, nella formazione e nella carità. “A questo è chiamato anche don Silvio qui. L’arrivo di un altro parroco, con il suo stile, la sua sensibilità, permette a una comunità di arricchirsi di tanti doni.

Vi chiedo di poter camminare insieme, come di esorta a fare papa Francesco quando parla di una Chiesa più sinodale. Camminare, non stare fermi, non guardare indietro ma avanti e aspettarsi reciprocamente. Con l’obiettivo di una nuova missionarietà che la situazione attuale ci chiede”.