Padre Ion Batrininiac, il viceparroco (con il diacono Visarion Condrea e due chierichetti

Natale è sempre Natale, anche se arriva il 7 gennaio, come per i fedeli ortodossi russi che l’hanno appunto festeggiato giovedì scorso. La ragione la spiega padre Serafim Valeriani, parroco della chiesa della Protezione della Madre di Dio di via Candiano: “Anche noi lo festeggiamo il 25 dicembre ma con un altro calendario, quello neo-giuliano”. E lo scarto è appunto di 13 giorni: una differenza non condivisa con le altre comunità ortodosse del territorio (quelle romene di Ravenna e Cervia nella Basilica di Santo Spirito e nella chiesa di Tagliata) e quella moldava (chiesa di San Carlino) che celebrano con il calendario giuliano.

Ma il messaggio è esattamente lo stesso, di speranza: un Dio che si fa uomo e viene a salvarci. “Noi – aggiunge padre Serafim – leggiamo l’episodio della nascita di Gesù la vigilia di Natale mente il giorno il brano dell’arrivo dei Magi”. 

La pandemia non ha cambiato il modo di festeggiare, spiega padre Serafim: “Abbiamo solo aumentato il numero delle liturgie per dare più opportunità ai nostri fedeli di partecipare e quasi certamente dovremo rinunciare al rito della benedizione dell’acqua (come le altre comunità ortodosse del territorio – ndr). 

In totale, il giorno di Natale alla Liturgia celebrata nella chiesa di via Candiano da padre Ion Batrininiac, il viceparroco (con il diacono Visarion Condrea e due chierichetti – ndr), c’erano circa un centinaio di persone. Meno del solito perchè “molti sono impauriti o magari scoraggiati dai loro datori di lavoro (nel caso soprattutto di badanti h 24) per paura dei contagi – spiega padre. Serafim – ma comunque tanti bambini”. 

La chiesa di via Candiamo potrebbe diventare presto parrocchia a tutti gli effetti (ora dipende dalla comunità di Bologna), spiega padre Serafim. D’altra parte molte delle famiglie hanno acquistato casa qui. E la pandemia, incredibile a dirsi, ha aiutato: “Il lavoro è calato per chi lavora nel settore edilizio. Ma per chi è badante o faceva le pulizie, nei mesi c’è stata una corsa alla regolarizzazione, perché nel lockdown gli spostamenti da casa erano possibili solo con un contratto regolare”. Ma se entrambi i genitori lavoravano? “Le nostre famiglie sono numerose e si aiutano fra di loro: c’è sempre un fratello maggiore o un vicino che può tenere un bambino.

Più complessa la situazione a Cervia dove padre Mihai guida la comunità di ortodossi romeni: “Non abbiamo nessun problema per le celebrazioni. Don Mario (di Massimo – ndr) ci ha accolto a braccia aperte. Ma qualcuno dei nostri fedeli fa fatica: più tra le persone single che nelle famiglie. Abbiamo aiutato qualcuno a pagare l’affitto o il funerale e il traporto del corpo in Romania”. Ma “il Natale è speranza: il Signore porterà il sole nella nostra vita. Non siamo soli”