Monsignor Toso celebra la Messa a San Simone e Giuda

La Chiesa ricorda don Bosco. La figura del Santo “patrono” dei giovani è stata celebrata nella parrocchia salesiana di San Simone e Giuda con una Messa domenica mattina e una serie di iniziative nei giorni scorsi nell’ambito della festa della parrocchia. “Un testimone della paternità misericordiosa di Dio”, così l’ha definito monsignor Mario Toso, vescovo della diocesi di Faenza-Modigliana e salesiano che ha celebrato oggi la Messa delle 11 trasmessa in diretta sul canale 14 di Teleromagna.

“L’abbiamo invitato perché è un vescovo. E quindi un pastore della Chiesa, oltre ad essere un salesiano – ha sottolineato il parroco, don Luigi Spada –: un modo per sottolineare quanto bene Don Bosco ha fatto anche alla Chiesa. 20 volte è andato a Roma nella sua vita a parlare con sacerdoti, cardinali e Papi. Ma don Bosco è un santo del presente, vogliamo essere memoria viva di quello che è stato e di quel che rappresenta per la Chiesa”.

“Il santo del coraggio – l’ha definito don Mino Gritti, responsabile dell’oratorio salesiano prima della Messa – che in questo momento della nostra storia ci spinge a superare quella pastorale attendista perchè i giovani hanno bisogno, hanno sete dei valori ispirati da Dio”. 

Nell’omelia, il vescovo di Faenza-Modigliana ha ripercorso la vicenda umana di don Bosco raccontando la sua vocazione come risposta all’azione dello Spirito, da un lato, ma anche alle necessità dei giovani di quel periodo storico, l’inizio del ‘900, in una delle periferie industriali Italia, quella di Torino: “Vedeva adolescenti senza lavoro che si intristivano, giovani che passavano le loro giornate ad azzuffarsi, a bestemmiare..”. “Avevano bisogno di una casa, una famiglia, la scuola, di essere ragazzi, di incontrare Dio per scoprire e realizzare la loro dignità”.

In questo contesto “inventa” gli oratori dove i giovani potevano “vivere, giocare, imparare un mestiere, fare catechismo” e poi dà a questa realtà un futuro fondando i Salesiani, con i suoi ragazzi “perché aveva fiducia in loro e sapeva responsabilizzarli”.

Anche oggi – ha sottolineato monsignor Toso – cresce il numero dei giovani che per sfiducia non studiano e non lavorano. Servirebbe una formazione professionale anche d’emergenza. Ristori, ammortizzatori sociali, sussidi aggravano il nostro debito pubblico: bisognerebbe invece superare la logica dell’assistenzialismo. E pensare anche alle nuove generazioni, perché il debito che il nostro Paese sta contraendo peserà sulle loro spalle”.

Ancora, Don Bosco è stato un grande educatore: “Non usava castighi e punizioni. Puntava sulla prevenzione”. Anche su questo dovremmo prendere esempio. Per educare, come diceva lui, ad essere “buoni cristiani e onesti cittadini”. 

L’oratorio è stato anche una “macchina perfetta di comunicazione”, come scrisse iil semiologia Umberto Eco: ancora un insegnamento prezioso in questo tempo nel quale la Chiesa orienta energie e risorse per comunicare sempre meglio.

Infine, come disse don Orione, che è stato un suo giovane (oggi santo a sua volta): “Don Bosco nutrì la sua vita vita di Dio per nutrire glia altri. Esattamente come fa una madre: nutre se stessa per nutrire i suoi figli. Un testimone della paternità misericordiosa di Dio”