Esorcismo nella sinagoga di Cafarnao (XI secolo) affresco, Austria, abbazia di Lambach, ex campanile
Esorcismo nella sinagoga di Cafarnao (XI secolo) affresco, Austria, abbazia di Lambach, ex campanile

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1, 21-28)


In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!” La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Il commento di suor Anastasia di Gerusalemme, carmelitana

Il brano dell’ingresso di Gesù a Cafarnao, nella sinagoga, per dare inizio al suo insegnamento nuovo e straordinario, viene utilizzato da Marco per indicare qual è in verità il cammino che il Signore propone a chi desidera conoscerlo. Il nostro maestro insegna senza grammatiche, bensì con la forza del suo amore, che è capace di generarci e di farci crescere fino alla pienezza di vita.
Il primo passo a noi necessario è l’entrare dentro il mistero e la grazia della dottrina di Gesù, che l’evangelista Marco ci pone davanti ripetutamente nei primi versetti del brano di questa domenica; per tre volte, infatti, risuona la parola “insegnamento”, insieme al verbo “insegnare”, riferito al Maestro Gesù. Verbo che, in greco, nasce da una radice che significa “stendere, porgere le mani aperte”, in quel movimento tipico di chi garantisce per un altro e di chi accoglie, accetta, riceve. Gesù insegna così: accogliendo, come in un abbraccio, quanti desiderano da Lui imparare.

Ma imparare cosa? Si tratta, infatti, come ripete Marco, di un insegnamento nuovo, che lascia stupefatti e meravigliati, secondo le espressioni riferite dall’evangelista.
Gesù insegna facendo nascere a vita nuova, come una ostetrica, che tende le sue mani esperte e delicate, mani di donna, di madre, perché possiamo essere generati. Grande è questo mistero della dottrina divina. Lo contempliamo attraverso le lettere che compongono il verbo “insegnare” nella lingua sacra: lamàd, che assume allo stesso tempo il significato di insegnare e di imparare. La prima e l’ultima lettera unite insieme formano la parola led, che significa nascita, mentre tra le due si staglia la lettera mem, che è la matrice, il luogo sacro della gestazione. è qui che siamo invitati a entrare, a rimanere, per tutto il tempo necessario alla nostra formazione. E la vera formazione è la conoscenza del Signore Gesù.

Perché proprio qui sta l’inganno messo in scena dallo spirito impuro, che viene a scontrarsi con il Maestro, nella sinagoga di Cafarnao. Lui afferma, con voce alta, di conoscere il Signore, ma in realtà non è così. Potremmo forse dire che qui è condensato il dramma di ognuno di noi, la ferita che ci portiamo dentro: la non conoscenza, la estraneità rispetto al volto, allo sguardo, alla presenza, alla voce, alle parole del Signore. Tant’è vero che il brano evangelico si chiude proprio con questa domanda della gente, davanti a Gesù e al suo insegnamento: “Che è mai questo?”.

Ma forse precisamente qui si apre il cammino della speranza anche per noi, che possiamo ricominciare a credere nel Signore, dare fiducia alla sua proposta, entrare alla sua scuola, così come siamo, senza libri, né lauree, ma solo col desiderio del cuore di lasciarci da Lui accogliere, quale Maestro. Anzi, no, quale discepolo, insieme a noi, alla scuola del Padre, che è il suo cuore, il suo grembo, nel quale certamente è preparato un posto anche per noi. Entriamo, senza paura, perché davvero potremo avere la gioia di dire, davanti al volto di Cristo: io so, io conosco, per grazia del Padre mio, chi tu sei: il Santo di Dio.