L'arcivescovo parla alle associazioni e ai movimenti ecclesiali in un momento di riflessione successivo alla Messa

Guardare oltre alla croce, per capire il senso dell’esperienza cristiana. E l’immagine della Trasfigurazione può essere proprio la luce a cui aggrapparsi nei tempi di buio e difficoltà. È uno dei passaggi dell’omelia tenuta questa mattina dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, a San Francesco nella Messa, parte integrante della Giornata di spiritualità organizzata dalla Consulta delle Aggregazioni laicali al posto del tradizionale Ritiro che gli anni scorsi si faceva proprio all’inizio di questo tempo forte.

Il Vangelo di questa domenica è appunto quella della Trasfigurazione. “La tradizione orientale – ha detto l’arcivescovo al termine dell’omelia – mette al centro la Trasfigurazione come primo mistero della vita di Gesù da contemplare. Ai monaci che scrivono le icone, viene chiesto proprio di iniziare da lì, dalla Trasfigurazione/Risurrezione perché è da lì che si capisce il resto della vita di Cristo, anche la morte e la risurrezione”.

“Questo – ha detto l’arcivescovo – vale anche per noi oggi. È alla luce della Pasqua che possiamo capire il mistero della vita di Cristo e della nostra vita. E questo ci permetterà di accogliere anche quella parola difficile che si legge nel Vangelo: ‘Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua’. È il servire di Gesù che porta alla Risurrezione, alla fine dei tempi, ma anche oggi se si vive in comunione con Dio attraverso i sacramenti, la Parola, l’impegno a vivere la carità, un altro modo di far agire lo Spirito Santo.

Così tutta la nostra vita può cambiare, così possiamo accettare i momenti faticosi, che ci sono in ogni Quaresima. E anche nella vita”.

Teniamola davanti agli occhi, la Trasfigurazione, ricordiamocela nella preghiera – ha concluso mons. Ghizzoni –. Non solo il crocifisso. Ricordiamoci sempre che Cristo è risorto ed è vivo. È quello che proclamiamo”