Nuova puntata del capitolo “Costi del Pala de Andrè per le vaccinazioni”. Alvaro Ancisi, di Lista per Ravenna, dopo aver presentato il 5 febbraio scorso un’interrogazione al sindaco chiedendo conto della spesa di 210mila euro da parte di Ausl Romagna, per attrezzare il palazzetto cittadino come una delle tre sedi vaccinali fino al 31 marzo, torna all’attacco evidenziando come “per lo stesso servizio, di pari durata trimestrale gennaio/marzo 2021, all’origine su un unico ‘punto provinciale di somministrazione’ così come a Ravenna e Rimini (gli altri capoluoghi della Romagna), Forlì spende infatti solo 90.000 euro (più 30.000 una tantum per lavori di adeguamento degli spazi, utili anche per successive proroghe contrattuali), mentre la Fiera di Rimini costa 72mila euro. Siccome tutti tre i contratti, redatti sullo stesso modello per analoghi bacini di popolazione e firmati da uno stesso dirigente dell’Ausl (di stanza però nelle province di Rimini e Forlì-Cesena), rispondono ai requisiti e alle necessità definiti preventivamente dalla Regione, è difficile accettare che la spesa per Ravenna debordi tanto clamorosamente“.

Ancisi documenta il perchè, in quattro punti che sintetizziamo.
1. “Si sostiene di avere scelto a scatola chiusa il Pala De André sulla base di indicazioni dell’Unione Europea, connesse alla crisi Covid, secondo cui sarebbe consentito alle amministrazioni pubbliche di effettuare acquisti anche nel giro di giorni o addirittura di ore, se necessario. Ciò non legittima però che sia stata evitata la benché minima ricerca di locali meno costosi, altrettanto o anche più adatti allo scopo….. A Ravenna, cinema multiplex, capannoni, palestre, ecc. vuoti o sfitti ce ne sono quanti se ne vuole ricercandoli su internet tra i siti immobiliari. Per non dire del più piccolo Pala Costa, posseduto e gestito dal Comune. Se vogliono metto a disposizione gratuitamente il palazzetto del Villaggio del Fanciullo, 1.600 metri quadrati. Chiedo solo le spese di riscaldamento. Parcheggio enorme. Bastava chiedere, prima di buttare i soldi: scritto dal direttore generale dell’ente il 28 gennaio, annunciando che avrebbe presentato l’offerta il giorno dopo”.
2. “Secondo l’Ausl, si è esaminato solo col Pala De André – scrive ancora Ancisi – anche perché di proprietà pubblica. Non scherziamo. Il Comune l’ha dato in esclusiva all’attuale impresa privata concessionaria, a canone zero, per 12 anni, scadenti il prossimo novembre, col diritto di gestire funzionalmente e sfruttare economicamente il servizio.
3. “Scrive inoltre l’Ausl che la struttura del Pala De André non è minimamente paragonabile a quella di una struttura fieristica in cui possono essere isolati singoli padiglioni, di dimensioni più contenute, che comportano oneri di gestione assai inferiori. Ragione di più per guardarsi intorno e cercare rapidamente altre offerte“, sottolinea il capogruppo di Lista per Ravenna.
4. “Per giustificare il prezzo, l’Ausl riporta infine i costi giornalieri di gestione prodotti dal gestore del De André, che, rapportati ai 90 giorni dell’intero contratto trimestrale, sono testualmente i seguenti: 117.000 per i consumi energetici (luce, gas, acqua); 27.000 per il personale addetto all’assistenza logistica; 21.600 per il presidio alla pulizia/sanificazione dei bagni; 18.000 per il servizio pulizia/sanificazione più materiali e dispenser; 4.500 per fornitura/allestimento di box e arredi; 23.400 per l’affitto del Pala De Andrè, incluse le spese generali di gestione. 211.500 euro + Iva in totale.  Spicca l’enormità dei consumi per la finalità d’uso richiesta. Non sono poche le spese per le pulizie/sanificazioni: 39.600 euro, di cui 21.600 per presidiarle. Ma a Rimini l’Ausl si è avvalsa, per il presidio, di personale della Protezione Civile. Perché non anche a Ravenna dove abbiamo, meritoriamente disponibilissime, le associazioni Carabinieri in congedo e Mistral?”

Il problema si ripresenterà “prepotentemente a fine marzo, essendo il contratto per il De André – scrive ancora Ancisi – ‘rinnovabile di mese in mese, alle stesse condizioni, fino al perdurare del periodo di emergenza SARS-Cov-2. Se Lista per Ravenna non avesse fatto scoppiare il caso con una vera e propria inchiesta, ogni rinnovo sarebbe stato liscio. Ora il direttore generale dell’Ausl sa come fare affinché lo scandalo giuntogli da Ravenna non si moltiplichi. Potrebbe dunque interessarsene, quanto meno, la Procura regionale della Corte dei Conti, con una propria indagine estesa a tutte le Ausl dell’Emilia-Romagna”.

La replica dell’Ausl. Dopo la risposta del direttore generale all’interrogazione sollevata da Ancisi, ora Ausl Romagna affida a un comunicato stampa la spiegazione del proprio operato in merito. “E’ sacrosanto oltreché giusto che un consigliere comunale, come in questo caso il dott. Alvaro Ancisi, chieda conto di come vengono spesi i soldi pubblici. Così come è altrettanto doveroso, da parte di Ausl Romagna rendere conto in modo trasparente delle scelte compiute,  attraverso la documentazione e gli atti. Cosa prontamente fatta dall’Azienda, appena giunto il question time da parte del consigliere. Vogliamo allo stesso tempo precisare che per il caso sollevato e riferito al contratto con il Pala de Andrè e le altre sedi vaccinali citate, non è certamente difficile venirne a capo, perché lo sforzo richiesto dalla “inchiesta” del consigliere Ancisi richiede la semplice consultazione del sito aziendale, in quanto, come è giusto che sia per una Pubblica Amministrazione, che si dichiari trasparente, tutti gli atti, contratti e relative planimetrie, sono scaricabili con un click. L’Azienda, convinta del proprio operato, è pronta a fornire tutte le informazioni e gli atti, qualora ne venisse fatta ulteriore richiesta, anche da parte degli Organi di controllo, cui fa riferimento il consigliere Ancisi”, conclude la nota dell’Ausl Romagna.