Numeri alla mano, sia Avis provinciale Ravenna che Advs Fidas, i donatori di sangue dell’ospedale di Ravenna, dimostrano che la solidarietà non si è chiusa in casa nemmeno con la pandemia. Riorganizzare l’attività di raccolta sangue in un panorama straordinario come quello del 2020 non era per nulla facile ma le due associazioni sono riuscite a reggere l’urto. E a portare a casa numeri rilevanti.

I dati di Avis Risulta in crescita il numero delle donazioni di plasma, che nel 2020 sono state 6.129, il 25% in più rispetto a quelle effettuate l’anno precedente (4.888). Il sentimento di solidarietà è stato di gran lunga superiore allo shock e ai timori che l’emergenza sanitaria ha portato con sé: non sono infatti sostanzialmente calate nemmeno le donazioni di sangue, pari a 13.549, per un totale di 19.678 tra sangue e plasma. Si è verificata anche una crescita della popolazione dei donatori, che a fine 2020 ha potuto contare su 1.546 nuovi arrivi, per un totale complessivo di 10.769. Nonostante il rallentamento dell’attività chirurgica che ha riguardato ospedali e strutture sanitarie di tutta Italia, le unità di sangue e plasma raccolte in provincia sono state messe a disposizione delle strutture sanitarie di area vasta e sono state completamente utilizzate, sia per il fabbisogno della nostra regione, che per contribuire all’autosufficienza nazionale, e delle regioni più pesantemente colpite dalla prima ondata della pandemia.

I dati di Advs Fidas Nel 2020 le donazioni di sangue e plasma sono state in totale 10.445 con una flessione di 444 donazioni. A fronte, infatti, di un incremento, rispetto al 2019, di 115 donazioni di plasma (3841: erano 3.726 nel 2019), si è registrata una flessione di 543 donazioni di sangue (6.564: erano 7.107 nel 2019) e un calo di 16 donazioni di piastrinoaferesi (40: erano 56 nel 2019). Sono 570 gli aspiranti donatori che si sono presentati per fare gli esami ed essere arruolati e 437 hanno già fatto la prima donazione nel 2020. 

I commenti Fin dal marzo scorso, l’Avis provinciale ha messo in pratica una serie di provvedimenti per garantire le donazioni in piena sicurezza: dalla prenotazione obbligatoria in tutti i punti di raccolta per evitare affollamenti, alla revisione delle procedure di accesso e sanificazione negli 11 punti di raccolta fino all’adeguamento degli ambienti per la massima sicurezza di personale e donatori. “I primi giorni di marzo sono stati complessi soprattutto per la necessità di ridefinire rapidamente le procedure per la sicurezza dei donatori  – chiarisce Marco Bellenghi, presidente di Avis provinciale Ravenna – consapevoli che un rallentamento della raccolta di sangue avrebbe significato mettere a rischio quei malati che necessitano di trasfusioni. E i ravennati lo hanno capito perfettamente: da subito ci hanno chiesto come fare per presentarsi a donare sangue, spinti dal desiderio di rendersi utili in qualche modo in una situazione di eccezionale gravità. È stata questa grande generosità che ha dato la forza al nostro personale sanitario, ma anche a quello amministrativo, di segreteria e a tutti i nostri dirigenti comunali di costruire un nuovo modus operandi. Il ruolo centrale del volontariato nel nostro Paese, e in particolare nel nostro territorio, si è mostrato vincente anche contro il Covid-19”.

Situazioni simili e identica generosità da parte dei donatori sono state vissute e registrate da Advs Fidas Ravenna. “In un anno dove la pandemia ha cambiato la nostra esistenza e abbiamo dovuto rivedere tutte le nostre abitudini, sono venute a mancare tante cose – è il ragionamento di Raffaello Rossi, vicepresidente Advs Fidas Ravenna – che davamo per scontate, ma in questa insicurezza abbiamo avuto numeri in flessione ma comunque positivi, perché delle 444 donazioni in meno la quasi totalità (415) si sono concentrate nel periodo marzo-aprile quando il lockdown aveva messo grande paura nei cittadini. Abbiamo comunque contribuito all’autosufficienza regionale grazie al grande cuore dei nostri donatori. Mi sento di ringraziare tutti i donatori per la loro solidarietà e il loro altruismo che dimostrano sempre, anche nei momenti di grande difficoltà sociale e sanitaria”.