Gesù guarisce la suocera di Pietro, affresco, particolare
Gesù guarisce la suocera di Pietro, affresco, particolare

V domenica del tempo ordinario
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1, 29-39)


In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: “Tutti ti cercano!”. Egli disse loro: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”. E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Il commento di don Giuseppe Russo

Giobbe era un uomo pio e timorato di Dio fino a quando la sua vita viene messa alla prova da una serie di tragedie che si susseguono una dopo l’altra e che colpiscono la sua famiglia. A questo punto, la sua fede così sicura si incrina, quel Dio in cui aveva sempre confidato fino a quel momento non è più percepito come una presenza amorevole. Si rivolge a lui con rabbia perché la sua vita, ora, gli sembra come quella di uno che presta il servizio militare e che conta i suoi giorni aspettando il giorno del riscatto. Ciò significa, forse, che si era prima illuso che tutto potesse essere sempre rose e fiori solo perché lui osservava la legge del Signore per essere ora così deluso? La sua visione dell’esistenza umana è diventata cinica e disincantata.

La parola di Dio, attraverso il libro di Giobbe e altri testi sapienziali, ci presenta come l’uomo possa arrivare a rivolgersi al suo Dio; non si spaventa di descrivere anche questi stati emotivi, ciò vuol dire che neppure Dio si meraviglia di niente riguardo all’uomo. Dio conosce la sua creatura nel più profondo del suo essere ed è proprio lì che lo attende per rincuorarlo e per fasciare le sue ferite come ci ricorda il salmo responsoriale; non certo per risolvergli magicamente i problemi che lui stesso ha prodotto nella sua vita.

L’evangelista Marco, nella sua estrema sinteticità, ci presenta uno spaccato di vita quotidiana di Gesù che, dopo il suo battesimo, si trova ancora in Galilea, come abbiamo visto in queste domeniche. Si tratta di una zona della Palestina così a contatto con tanti popoli e dove era presente un vero e proprio sincretismo religioso, diremmo noi oggi. Gesù, in questo modo, muovendosi in questa area così a lungo, vuole che tutti gli uomini, di ogni razza e religione, possano conoscerlo in quello che dice su Dio suo padre e in ciò che compie. Guarisce, nel passo della celebrazione odierna, la suocera di Pietro dalla febbre e molti malati e indemoniati. Egli è, cioè, capace di guarirci da tutte le nostre infermità. Agisce sul corpo, ma, in realtà, ciò rimanda a ciò che è in grado di fare nel nostro spirito.

Se lasciamo che lui si prenda cura di noi, noi, a nostra volta, saremo in grado di servire i nostri fratelli, proprio come la suocera di Pietro la quale, subito, si mise a servire Gesù e i suoi, non appena la febbre la lasciò. Ora sta a noi fare in maniera tale che questo avvenga: bisogna che gli diamo la possibilità di agire, che ci abbandoniamo sempre di più al suo amore. Questo comporta da parte nostra un vero e proprio cambio di direzione. Non saremo noi a condurre le redini della nostra esistenza, ma lo lasceremo fare a lui.

Ciò implicherà che non avremo più modo di arrabbiarci con noi stessi se non saremo stati all’altezza delle varie situazioni in cui ci siamo venuti a trovare. Se avremo imparato a confidare in lui e a fidarci sempre di lui, non avremo neppure bisogno di arrabbiarci con lui come Giobbe. Sapremo che Dio è il nostro salvatore e che sarà in grado di aiutarci, donandoci tutta quella luce e forza interiore di cui avremo bisogno in ogni occasione della nostra vita, anche negli imprevisti più assurdi.