Il Duomo di Ravenna
Il Duomo di Ravenna

La 43esima Giornata per la vita è in programma domenica 7 febbraio. In diocesi si celebrerà con una Messa voluta dalle associazioni prolife e presieduta dall’arcivescovo Lorenzo alle 11 in Duomo. “La pandemia ci ha fatto sperimentare in maniera inattesa e drammatica la limitazione delle libertà personali e comunitarie, portandoci a riflettere sul senso profondo della libertà in rapporto alla vita di tutti: bambini e anziani, giovani e adulti, nascituri e persone in fin di vita”. Si apre con questa constatazione il Messaggio del Consiglio permanente della Cei per la 43esima Giornata nazionale per la vita. “La libertà non è il fine, ma lo ‘strumento’ per raggiungere il bene proprio e degli altri, un bene strettamente interconnesso”. Questo il senso della Giornata nazionale per la vita 2021 individuato dai vescovi.

“A ben pensarci – scrivono –, la vera questione umana non è la libertà, ma l’uso di essa”. Infatti, “la libertà può distruggere se stessa: si può perdere!”. “Una cultura pervasa di diritti individuali assolutizzati – denunciano i vescovi – rende ciechi e deforma la percezione della realtà, genera egoismi e derive abortive ed eutanasiche, interventi indiscriminati sul corpo umano, sui rapporti sociali e sull’ambiente”. “Il binomio ‘libertà e vita’ è inscindibile. Costituisce un’alleanza feconda e lieta, che Dio ha impresso nell’animo umano per consentirgli di essere davvero felice”.

Secondo i vescovi, “l’asse che unisce la libertà e la vita è la responsabilità”. “Essa – spiegano – è la misura, anzi il laboratorio che fonde insieme le virtù della giustizia e della prudenza, della fortezza e della temperanza. La responsabilità è disponibilità all’altro e alla speranza, è apertura all’Altro e alla felicità”. “Responsabilità – aggiungono i vescovi – significa andare oltre la propria libertà per accogliere nel proprio orizzonte la vita di altre persone. Senza responsabilità, libertà e vita sono destinate a entrare in conflitto tra loro; rimangono, comunque, incapaci di esprimersi pienamente”.

Per questo, “dire ‘sì’ alla vita è il compimento di una libertà che può cambiare la storia”. “Ogni uomo – evidenziano i vescovi – merita di nascere e di esistere. Ogni essere umano possiede, fin dal concepimento, un potenziale di bene e di bello che aspetta di essere espresso e trasformato in atto concreto; un potenziale unico e irripetibile, non cedibile”. “Solo considerando la ‘persona’ come ‘fine ultimo’ sarà possibile rigenerare l’orizzonte sociale ed economico, politico e culturale, antropologico, educativo e mediale”.

(Agensir)