Don Alberto Brunelli
Don Alberto Brunelli

Come tutti gli anni un’occasione per farsi delle domande e coltivare il rapporto con il Signore. Quest’anno forse un po’ di più. Spiega così questa Quaresima 2021, don Alberto Brunelli, vicario generale della diocesi, nel numero di questa settimana di Risveglio Duemila. Liturgicamente, è un anno esatto che la Chiesa ha a che fare con il Covid e l’emergenza sanitaria (sociale e umana) che ha creato: l’anno scorso il rito delle Ceneri è stata la prima celebrazione a saltare a causa delle norme anti-contagio. E da allora sono cambiate molte cose.

“La Quaresima potrebbe proprio essere un tempo per riflettere su tutto quel che è successo – ragiona don Alberto – e su quel che significa per il futuro”. Un grande ritiro spirituale, si potrebbe dire, per fare il punto sulla propria fede. A livello individuale ma, perché no, anche insieme: anticipando quel percorso sinodale auspicato da papa Francesco e rilanciato dall’arcivescovo.

Cosa abbiamo imparato, come Chiesa? “Certamente a relativizzare la nostra importanza: come preti, laici, catechisti. Pensavamo di essere indispensabili e che il mondo girasse attorno a noi. Ci siamo resi conto che il mondo, invece, va avanti lo stesso.

E questo periodo ‘senza’ ha provocato due reazioni diverse: ci ha fatto apprezzare di più quel che avevamo, oppure ci ha fatto capire, in qualche caso, che se ne può fare a meno”. Da questo bivio occorre ripartire per individuare cosa è davvero “indispensabile” nella nostra fede e perché è irrinunciabile. E confrontarlo con gli altri. “Tanti sono tornati a Messa dopo l’estate ma non tutti – osserva don Alberto –: un dato che deve farci riflettere”. Un ragionamento che va al di là dei numeri, al senso della celebrazione eucaristica: “a come vediamo la Messa e la Chiesa come popolo convocato”. Stiamo vivendo un tempo prezioso per confrontarci e confrontarsi con il nostro essere cristiani.

Occasioni importanti possono essere i ritiri: ad esempio quello proposto, come ogni Quaresima, dalla Consulta per le Aggregazioni laicali il 28 febbraio.

Altro capitolo di questa strana Quaresima sono poi le benedizioni. “Le raccomandazioni che abbiamo dato a livello diocesano sono di posticiparle a dopo Pasqua e di farle all’esterno e su invito delle famiglie. Ma ogni sacerdote ha scelto la sua modalità conoscendo il suo territorio”. Anche questo, conclude il vicario, è un tema da inserire in un percorso sinodale per il futuro della nostra Chiesa: “Da un lato le benedizioni sono sempre state occasioni per incontrare persone che, stando in parrocchia, non incontreresti mai. Ma già prima del Covid era argomento di discussione: si raggiungono soprattutto le persone anziane, che sono a casa durante il giorno, e poco le famiglie. Ma ovviamente con il Covid questo segno, importante, si scontra con la diffidenza della gente e l’oggettivo rischio di contagio”.