Immagine di repertorio
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 “L’attuale crisi dei vaccini deve essere considerata nel contesto più ampio della situazione sanitaria globale”. È quanto raccomanda Caritas Internationalis, che, intervenendo sulla questione dei vaccini fa notare come “molte delle nazioni meno sviluppate manchino ancora di infrastrutture mediche di base e dei mezzi per conservare i vaccini”.

Inoltre, “le persone che abitano in zone rurali lontane non sono sensibilizzate e sono esposte ad altre malattie infettive che rimangono prevalenti”. In tale contesto, si legge nel comunicato, “la comunità internazionale dovrebbe avere un approccio olistico e multilaterale per evitare il pericolo che la pandemia possa sfuggire di mano nel Sud del mondo, il che potrebbe portare di nuovo a una crisi umanitaria globale”.

“Il debito dei Paesi a basso reddito dovrebbe essere riconsiderato”, la proposta: “La remissione del debito potrebbe essere un mezzo per generare fondi per i diversi attori, in particolare per le organizzazioni religiose, per migliorare i servizi e le strutture mediche in questi Paesi. Il denaro destinato a pagare il debito di un Paese povero potrebbe essere speso per rafforzare la sicurezza sanitaria”.

Per Caritas Internationalis, “anche la questione del brevetto dei vaccini deve essere considerata con urgenza per identificare i centri di produzione localizzati in Africa, America Latina e Asia e accelerare l’accesso ai vaccini prima che sia troppo tardi”. Di qui la necessità di “coinvolgere gli attori locali, in particolare le organizzazioni basate sulla fede, perché hanno le strutture di base e il contatto necessario con le persone più vulnerabili come i migranti, gli sfollati interni e gli emarginati”.

Ai decisori e alle Nazioni Unite, Caritas Internationalis chiede azioni concrete: “Convocare una riunione del Consiglio di sicurezza per affrontare la questione dell’accesso ai vaccini in quanto problema di sicurezza globale con ferme decisioni politiche basate sul multilateralismo;  intraprendere la remissione del debito dei Paesi più poveri il più rapidamente possibile e utilizzare i fondi ottenuti per il potenziamento dei sistemi medici e sanitari di questi Paesi; promuovere la produzione locale di vaccini in diversi poli tecnici in Africa, America Latina e Asia e renderli disponibili nei prossimi sei mesi affrontando la questione dei brevetti e della collaborazione a livello tecnico con le nazioni più povere; assegnare un sostegno finanziario e tecnico alle organizzazioni locali della società civile, e alle organizzazioni religiose in particolare, per assicurare la preparazione della consapevolezza delle comunità locali e lo sviluppo delle capacità per prepararle ad avere accesso alle cure preventive”.

M. N. per AgenSir