Il gruppo dell'Alam alla Messa di martedì 9 febbraio

I responsabili dell’Alam di Ravenna e tutte le persone che fanno riferimento nella loro vita spirituale alla spiritualità dell’Amore Misericordioso di Collevalenza si sono ritrovati martedì 9 febbraio, il giorno dopo l’anniversario della morte di Madre Speranza di Gesù, fondatrice della congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso a celebrare una Messa in sua memoria con l’assistente spirituale del gruppo, don Rosino Gabbiadini e la referente diocesana Donatella Zanotti, a Santa Maria Maggiore. In quell’occasione è stata letta l’omelia di padre Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello che è stato Superiore generale della Congregazione in occasione dell’anniversario della morte della beata.

Don Rosino Gabbiadini alla Messa del 9 febbraio

“Cosa potrebbe dirci oggi Madre Speranza?”: è la domanda da cui è partito il vescovo Cancian, mettendo poi in evidenza tre parole chiave che nascono dalla spiritualità di madre Speranza che sono chiavi per leggere l’oggi. Di seguito alcuni stralci dell’omelia.

Anzitutto, “Confidate sempre nel Signore! Perché nessuno ha confidato nel Signore ed è stato deluso, trascurato e abbandonato. Lui è l’Amore misericordioso che dà sicurezza e sostegno indiscutibile alla nostra vita.
Figli miei, su di Lui potete contare, potete  porre la vostra speranza come l’ho messa io. Nella mia vita ho confermato il nome che Lui mi ha dato: Speranza. In mezzo a infinite prove di e difficoltà di ogni genere, Lui ha accresciuto in me la forza, il coraggio, la pazienza. Ricordiamo che il peccato più grave è proprio il contrario della fiducia: il peccato che va dallo scoraggiamento, dalla tristezza, dalla lamentela, alla disperazione, mentre il Signore può e vuole salvarci in ogni situazione, anche la più disperata, offrendoci tutte le grazie necessarie, come ognuno potrebbe e dovrebbe constatare nella propria vita.
Il ladro che Gesù porta direttamente in paradiso  (il primo santo!) ci testimonia in modo chiarissimo che nessuno ha  mai motivo di disperare! E questo amore non ci consente di approfittarcene negativamente continuando a peccare. Al contrario, questo amore infinitamente paziente ci tocca il cuore e ci converte nel profondo, trasforma il nostro cuore di pietra a somiglianza del Suo. Così siamo resi capaci di seguirLo nella strada del Suo Amore crocifisso.


Il secondo consiglio di Madre Speranza, nell’interpretazione di Cancian è “Fate il percorso del chicco di grano”. “Come ha fatto il Signore, come  ho fatto io, vostra madre. Accettate con fede e amore: di essere messi sotto terra e marcire (umiltà), di crescere in mezzo alle intemperie  (freddo, pioggia, sole, vento…perseveranza e fortezza), di far molto frutto come una spiga che si riempie di tanti chicchi (opere buone), di accettare di essere macinati per diventare farina, di essere impastati e cotti per diventare pane buono, felice di essere mangiato per nutrire il corpo e l’anima degli affamati (diventare eucaristia anche noi).
Se invece il chicco non accetta questo processo, ammuffisce e non serve a niente e a nessuno.
Dice Gesù: se tieni stretta la tua vita per te, la perdi; se la doni e la offri, trovi la vita eterna e sarai sempre con me.
Io, dice ancora la Madre Speranza, mi sono donata tutta, fino in fondo, guidata dall’Amore smisurato di Gesù che mi diceva: “Non sarai tutta per me come io sono tutto per te?”.


Infine “Cantate l’eterna misericordia del Signore! Ringraziatelo e beneditelo! Imparate questo canto di lode che poi verrete a cantare in cielo con tutti i santi e anche con me, senza fine. È il canto del Magnificat: con Maria benedite il Signore che continua a fare grandi cose guardando con amore di predilezione i piccoli, i poveri, i deboli e gli stolti secondo il mondo per confondere i forti, i grandi, i ricchi, gli intelligenti. Vantatevi solo nel Signore!”
In verità tante volte Madre Speranza parlava di sé come di una povera donna, anzi di un povero straccio, di una semplice scopa o di un fazzoletto di cui il Signore si è voluto servire per rivelare la Sua misericordia.

Padre Cancian conclude la sua omelia con una parte del testamento spirituale di madre Speranza, nel quale chiede al signore tre grazie i suoi noi figli e figlie spirituali. “Scrive a Collevalenza il 22 marzo 1955: chiedo al buon Gesù che siano Lui e la gloria di Dio il movente delle azioni di tutti i figli e le figlie; che Egli sia sempre il loro avvocato e li difenda dai nemici delle rispettive Congregazioni ripetendo in favore di questi: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”  (Sono le parole di Gesù secondo l’evangelista Luca. Preghiera che il Crocifisso dell’Amore misericordioso con gli occhi rivolti al Padre sta continuamente ripetendo invocando misericordia per tutti). Fa, Gesù mio, che nell’ora della morte tutti i figli e le figlie, pieni di amore e di fiducia, possano dire ciò che io ti dico in questo momento, confidando nella tua carità, amore e misericordia: “Padre mio, nelle tue mani affido il mio spirito”.