Le tentazioni nel deserto, particolare XII secolo). Palermo, duomo di Monreale, pasta vitrea a mosaico
Le tentazioni nel deserto, particolare XII secolo). Palermo, duomo di Monreale, pasta vitrea a mosaico

I domenica di Quaresima
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1, 12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi
e credete nel Vangelo”.

Il commento di padre Luciano Fanin, francescano

La parola “deserto” svela ricordi recenti e passati. Ognuno di noi ne porta alcuni con sé. Da parte mia ricordo con gioia due esperienze vissute in Terra Santa e in Cile. Ho potuto contemplare in questi due luoghi una meraviglia unica con l’arrivo della pioggia di primavera.
Il deserto di Giuda è un lembo di terra arida e secca per lunghi mesi dell’anno, ma alle prime piogge di primavera si copre di un tappetto verde e vivo in poche ore. Ugualmente il deserto di Atacama nel Cile, in genere brullo e inospitale, diviene un giardino fiorito alla prima pioggia.

Ora questa gioia al cuore e agli occhi può essere letta come parabola e messaggio all’inizio di questa quaresima. È un tempo che invita a entrare con Gesù nel deserto della nostra vita quotidiana, una Quaresima che viviamo ormai da un anno, periodo di prova e di solitudine. Il deserto e il silenzio dove Gesù si ritira per preparare la sua missione in obbedienza al Padre può divenire anche nostro percorso, perché figura delle nostre fatiche e paure. Il deserto è fotografia del nostro animo, che a sorpresa con le prime piogge di primavera può rifiorire.

Potrà così farci riscoprire che sotto le pietre e i sassi aridi e senza vita si nasconde una speranza che può rincuorarci e rinascere. A una condizione però: far rivivere in noi la stessa Quaresima di Gesù, ossia i quaranta giorni vissuti nella preghiera e nella relazione con il Padre, nell’ascolto quotidiano con la Parola di Dio, nella cura e attenzione del dialogo con le persone che operano e vivono con noi ogni giorno, nel confronto con il diavolo per imparare questa volta come Gesù e con Lui a vincerlo.

Il racconto nel Vangelo di Marco è come incompiuto e aperto, allo scopo di invitarci a leggere quanto viene dopo. Infatti, dal seguito non sarà difficile individuare e ricostruire la tentazione che Gesù ha incontrato non solo nel deserto, ma in tutto il suo ministero fin dall’inizio: percorrere la strada suggerita dalla Parola di Dio oppure preferire i suggerimenti del mondo ben diversi. Una tale esperienza di Gesù ci farà riflettere sulla nostra attuale esistenza, segnata dalla prova. Sempre ci portiamo dentro la tentazione di voler far coincidere il progetto di Dio con il progetto nostro.

Scopriremo che questo fraintendimento nasconde la paura di fidarsi completamente e unicamente della Parola di Dio, una parola che troppe volte sembra debole a confronto di altre parole “gridate”.
Se procederemo così, alla fine dei quaranta giorni ci accorgeremo che anche in questa Quaresima le pietre resteranno terreno arido e non potranno far rifiorire la nostra esistenza. E pensare che la nostra settimana, se illuminata da semplici gesti di amore, di fede e di speranza, può rifiorire come il deserto a primavera.
Il miracolo è possibile anche per noi, come lo è stato per Gesù, perché ci ha creduto e si è fidato. Possiamo crederci e fidarci anche noi.