Il passaggio del Giro d'Italia davanti a Santa Maria in Porto nel 2019

Due anni dopo, il Giro d’Italia torna a colorare di rosa Ravenna. Lo farà venerdì 21 maggio con la partenza della tappa tutta dantesca che porterà i corridori a Verona dopo 197 km tutti pianeggianti. Nel 90° anno dall’introduzione della maglia rosa, non poteva mancare un omaggio solenne al settecentenario della morte del Sommo Poeta. Così, ecco la tappa che unisce due delle città italiane dantesche e che attraverserà all’inizio Glorie, Alfonsine e Argenta. Ma ci sono altre ricorrenze in questo Giro, giunto alla 104esima edizione e presentato oggi pomeriggio: i 160 anni dalla proclamazione dell’Unità d’Italia (la corsa partirà da Torino l’8 maggio) e i 100 anni che Alfredo Martini, indimenticato ct della nazionale italiana, avrebbe compiuto il 18 febbraio.
E a proposito di cifra tonda: c’è anche il 10 in questo Giro. Quella di quest’anno sarà la decima volta che Ravenna accoglie la corsa più popolare d’Italia.

La prima fu nel 1931, con destinazione Macerata, dopo l’arrivo da Mantova: vinse Alfredo Binda che si prese anche la maglia rosa, appena istituita, sfruttando anche problemi fisici e un crisi di fame che accusò il leader della corsa Guerra. In quell’occasione, fu sistemata la pista del vecchio ippodromo alle spalle della Darsena.
La seconda volta fu nel 1938 con la Ascoli Piceno-Ravenna: dopo 268 km si impose Cino Cinelli che conquistò la prima delle sue tre vittorie di tappa al Giro. Il giorno dopo, la carovana rosa partì da Ravenna per raggiungere Treviso.

17 anni di attesa e nel 1955 il Giro omaggia la nostra diocesi, ponendo Cervia e Ravenna come sedi di arrivo e di partenza. Il Giro di quell’anno arriva a Cervia il 29 maggio da Ancona, il giorno dopo disegna un cronometro tra la città del sale e Ravenna, vinta da Pasquale Fornara (la maglia rosa va sulle spalle di Gastone Nencini) con 11” di vantaggio su Fausto Coppi – per la cronaca quella è la 15esima cronometro della storia del Giro – e il 30 maggio conclude il trittico con la tappa Ravenna-Lido di Jesolo.

Si va poi al 1964 e sarà il Giro delle primizie. Pietro Zoppas vince l’unica tappa della sua carriera nella corsa rosa a Marina di Ravenna (la partenza, il 24 maggio di quell’anno, era stata da Feltre), e lo svizzero Rolf Maurer farà altrettanto il giorno tagliando per primo il traguardo di San Marino nella tappa partita da Ravenna e snodatasi su 185 km tortuosi. Maglia rosa finale sulle spalle di Jacques Anquetil che fece così il bis del successo del 1960.
La corsa rosa torna nella nostra città nel 1968: Luigi Sgarbozza alza per la prima e unica volta le braccia al cielo al Giro d’Italia al termine della Vittorio Veneto-Marina Romea (3 giugno). Il giorno dopo, la carovana rosa parte da Ravenna e arriva a Imola, dopo 141 km: vince Marino Basso. Il Giro finirà nella bacheca di Eddy Merckx.
E ancora Basso lega il suo nome a Ravenna vincendo in volata la tappa inaugurale del Giro del 1972, la Mestre-Ravenna (il 21 maggio), prendendo ovviamente la maglia rosa che poi il solito Merckx conquisterà sei giorni dopo e porterà fino al traguardo finale di Milano. Ravenna sarà poi, il 22, sede di partenza della seconda tappa che porterà i corridori a Fermo.

Per la settima, Ravenna deve aspettare qualcosa come 33 anni per riabbracciare la corsa rosa. Nel 2005 Alessandro Petacchi sfreccia in volata davanti alla Loggetta Lombardesca e al Mar nella tappa partita da Firenze (era il 16 maggio: e anche lì c’era un sapore dantesco a fare da sfondo). Poi piazza del Popolo il giorno dopo tributò grande affetto e passione alla carovana rosa  e al leader della corsa Danilo Di Luca (ma quel Giro lo vincerà Paolo Savoldelli) che poi partì alla volta di Rossano Veneto.
Nel 2011 a mettere la sua bici davanti a quelle di tutti gli altri, sempre in via di Roma, e sempre pochi metri dopo Santa Maria in Porto, è il britannico Mark Cavendish al termine dei 184 km che hanno portato i corridori da Castelfidardo a Ravenna. Cavendish che pochi mesi dopo conquisterà il titolo mondiale in Danimarca. Quel Giro, dopo la squalifica di Contador, verrà assegnato al compianto Michele Scarponi.
Infine, l’ultima volta è datata 2019: Ravenna è solo sede di partenza di tappa. L’arrivo è a Modena, dove si impone il francese Demare. La maglia rosa era Valerio Conti ma alla fine finì indossata da Richard Carapaz.

Quella è un’edizione a forte connotazione emiliano-romagnola, come del resto questa, la n. 104 presentata oggi che partirà da Torino, si concluderà a Milano e avrà a Foggia il punto più a Sud: oltre alla Ravenna-Verona ci saranno anche la Piacenza-Sestola (11 maggio, primo arrivo in salita), la Modena-Cattolica (12 maggio, con passaggi a Faenza, Forlì, Forlimpopoli, Cesena, Savignano e Santarcangelo, oltre a Rimini e Riccione) e la Siena-Bagno di Romagna (20 maggio), con l’omaggio a Gino Bartali nel passaggio da Ponte a Ema, dove nacque, e poi le ‘asperità’ del Passo della Consuma, del Passo della Calla e del Passo del Carnaio. Con l’auspicio per tutti che possa essere il Giro del ritorno del pubblico nelle piazze e lungo le strade, nelle colline e sulle grandi montagne. Perchè, oltre che dai protagonisti in bicicletta, il Giro d’Italia è fatto anche dalla gente e dal popolo degli appassionati.