I manifesti imbrattati

Sembra che qui il problema sia la parola “vita”. Sembra che a Ravenna non si possa pronunciare, nemmeno associata alla semplice immagine di un bambino appena nato. Come fa un bambino appena nato ad essere per la “scelta” invece che per la vita?

È notizia di oggi l’imbrattamento di alcuni dei manifesti della campagna “Io sono per la vita” affissi per le strade della città dall’associazione Pro Vita e Famiglia. Un messaggio semplice, perfino banale, per contrastare il dramma dell’aborto: un bambino appena nato e la scritta “Io sono per la vita”. Niente altro. Quasi lapalissiano.

Ma nemmeno questo è tollerabile per qualcuno che ha pensato, la notte scorsa, di cancellare la parola vita, e sostituirla con la parola scelta. Una sciocchezza. Oltre che una violazione della libertà d’espressione. 

Di qui la protesta degli organizzatori: “A nostra memoria – dichiara l’Associazione culturale San Michele Arcangelo, che ha curato il coordinamento della campagna in Romagna e a Ferrara – a Ravenna negli ultimi anni non sono stati oggetto di atti vandalici manifesti di tutti i tipi, dai più volgari a quelli esplicitamente  dedicati alla commercializzazione dei corpi di donne, uomini e adolescenti”.

Soltanto i nostri manifesti sono stati fatti oggetto di questi atti: e dire che noi ci siamo limitati a riaffermare le ragioni della vita, senza insultare o colpevolizzare nessuno, presentando solo l’immagine di un bambino in fasce”.

La San Michele arcangelo termina chiedendo in particolare all’assessore alle Politiche e alla Cultura di Genere Ouidad Bakkali di condannare questi gesti. L’assessore in occasione della precedente campagna contro la Ru 486 (“Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva Ru486, mette a rischio la vita e la salute della donna e uccide il figlio nel grembo”, questo il messaggio) aveva chiesto la rimozione dei manifesti da parte di Ravenna Entrate, cosa avvenuta poi nell’arco di 24 ore.