Enrico Mazzone svela una parte della sua Divina Commedia puntinata

Una bobina di carta lunga 97 metri e alta 4, regalatagli da una cartiera finlandese, migliaia di matite consumate, 5 anni di intenso lavoro, un po’ di follia e tanta creatività: sono questi alcuni degli ingredienti che hanno dato vita a Rubedo, la colossale illustrazione dell’intera Divina Commedia realizzata dall’artista torinese Enrico Mazzone.

Nata e ideata cinque anni fa, durante un viaggio come residenza d’artista del 39enne torinese in Finlandia, a Rauma, con alcune incursioni in Islanda e Groenlandia, l’opera, eseguita con la tecnica della puntinatura, simulando la tecnica litografica d’incisione, è stata poi completata nei mesi scorsi a Ravenna, al piano rialzato del Mercato Coperto, grazie grazie all’ospitalità di Beatrice Bassi e Leonardo Spadoni. E oggi ha preso il via il lavoro di digitalizzazione completa in alta risoluzione dell’opera, un intervento tecnico commissionato dall’assessorato al Turismo del Comune di Ravenna e del Laboratorio Aperto di Ravenna, ed eseguito dall’associazione di promozione sociale Cultural Heritage 360, nata con lo scopo di valorizzare il patrimonio artistico e offrire a giovani laureati e professionisti dei beni culturali la possibilità di mettere a frutto le proprie competenze su progetti di interesse pubblico.

Rubedo rappresenta la tappa finale, in rosso, di un “Percorso con Dante” che Mazzone ha portato avanti negli anni ed è stata preceduta dalla Nigredo e dall’Albedo. “Galeotto è stato l’incontro con i titolari di una cartiera in Finlandia – racconta l’artista il cui progetto è stato sostentuo fino al 2020 dall’assessore alla Cultura locale Risto Kupari e dalla promotrice del collettivo Artistico Raumars OY Hannele Kolsio – che mi hanno regalato questa bobina di carta. Ero immerso in splendidi paesaggi, circondato da alberi e foreste e questo contesto mi ha fatto scattare il click di associare il rotolo di carta all’anima degli alberi. Ed è nato l’incrocio delle suggestioni che mi hanno portato a rappresentare la Divina Commedia partendo dal canto XIII dell’Inferno (quello in cui Dante descrive la selva fitta e buia dei suicidi, ndr.). Ho voluto affabularmi dell’idea di dare voce a questi alberi raccontando la loro storia. L’idea di scandagliare Dante è venuta da sè in un percorso che, col passare del tempo, ho scoperto essere spirituale. Trovandomi da solo, mi sono adattato alla geografia del posto stabilendo delle coordinate e ritrovando così un percorso da fare che non sarebbe stato nè semplice nè immediato”.

“Questo è un luogo inclusivo, uno spazio di aggregazione culturale e di vita e portare quest’opera qui ha significato per me – afferma Beatrice Bassi del Mercato Coperto di Ravenna – renderla fruibile alla città e consentire ai visitatori di interagire ‘contaminandosi d’arte e di passione’. Così è stato. L’opera, l’artista e la trasformazione di questo piano in un atelier d’arte hanno attirato l’attenzione di media e istituzioni, ma anche di studenti, visitatori e appassionati. Ed è stato davvero fantastico vivere l’emozione di questo percorso e vederla ogni giorno negli occhi di Enrico. Questa digitalizzazione, per la quale ringrazio sentitamente l’Amministrazione comunale, rappresenta un ulteriore passo verso una più ampia fruizione. Un titanico disegno, così materico e di antica tecnica, si arricchisce di elementi di assoluta modernità, grazie alle competenze tecnologiche di giovani talenti, creando una commistione perfetta tra antico e contemporaneo. Continueremo a sostenere Enrico, l’arte, la cultura e la sua opera”.

“È stato per noi un piacere accogliere Enrico a Ravenna per completare la sua opera – dichiara l’assessore al Turismo Giacomo Costantini -. Diverse volte ho avuto l’opportunità di confrontarmi con lui e proprio dalle problematiche dell’installazione di un’opera così mastodontica e complessa ho proposto all’artista la possibilità di digitalizzarla. Da questo spunto è nata l’opportunità di coinvolgere la realtà Cultural Heritage 360 selezionata grazie al lavoro svolto dal Laboratorio Aperto di Ravenna. Quest’iniziativa facilita la fruizione dell’opera, anche con tecniche innovative, in un successivo momento”.