Una delle coppie che ha partecipato alla Veglia di venerdì sera a San Biagio

“Questa sera vogliamo approfondire il sacramento del matrimonio, grazie anche alle domande che come coppie avete preparato e che rivolgerete all’arcivescovo”. Così Edo Assirelli, a nome dell’Ufficio Famiglia, ha introdotto la Festa degli innamorati tenutasi venerdì 12 febbraio a San Biagio.

L’arcivescovo Lorenzo nella Veglia per la Festa degli Innamorati, a San Biagio

Sono intervenute le coppie che hanno partecipato a due itinerari di preparazione al matrimoni nei mesi scorsi e che sono ormai prossimi alle nozze, e altri fidanzati che hanno appena avviati il percorso formativo. In un dialogo con l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Ghizzoni che è stato tutt’altro che noiosa, trasmessa sul canale YouTube della parrocchia e introdotta da un canto e da un brano della lettera di San Paolo agli Efesini.

Elena e Andrea, sposi da sette anni, hanno evidenziato le due parole che a loro parere hanno sostenuto e guidato il loro matrimonio: addomesticarsi e carità.
“Abbiamo capito già fidanzati che l’addomesticarci l’un l’altro – hanno detto – cioè il far crescere l’altro, lo facevamo già non da noi stessi ma guidati da Dio. Crescere insieme e dare alla nostra coppia una progettualità è quello che tentiamo di fare. Sposandoci, abbiamo provato poi a trasmettere il nostro amore all’esterno, e a sceglierci ogni giorno. La preghiera insieme ci ha sostenuto e le tre parole suggerite da papa Francesco, ‘grazie, prego e scusa’ sono la nostra guida. Siamo scout e abbiamo nel servizio un punto di riferimento. In particolare, cerchiamo di farlo con i ragazzi. I nostri figli, Leonardo, Tommaso e quello in arrivo, sono doni preziosi e allo stesso tempo una sfida quotidiana. Ci hanno fatto capire che la nostra gioia è feconda”.

“Che cosa vuol dire in una famiglia del 2021 essere sottomessi come si legge nella lettere agli Efesini?“, ha chiesto una coppia.
“Nella Bibbia si parla molto di amore e di matrimonio – ha risposto l’arcivescovo Lorenzo –. E’ Paolo a spiegare che cos’è l’amore nella comunità cristiana, elencando alcune virtù da praticare quando si ama, tra queste l’umiltà, la magnanimità, il rispetto”. Sono in maggior numero le ragioni che ci uniscono, come cristiani, rispetto a quelli che ci dividono, ha continuato monsignor Ghizzoni.  

Nella vita degli sposi la carità diventa l’amore di Dio per noi e tra noi  – ha precisato l’arcivescovo -. L’unione sponsale è paragonabile all’unione tra Cristo e la Chiesa. Se il marito è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, dovrà amare la moglie come se stesso e come Cristo ha amato la Chiesa, donandosi totalmente a lei. Non vi è quindi una vera sottomissione l’uno all’altra, ma una appartenenza reciproca. Non prevale quindi la logica del dominio. A volte nella vita di coppia, per poter vivere in armonia, è necessario cedere qualcosa”.

Di fronte ai dubbi di Jacopo ed Elena, che hanno chiesto come si può essere testimoni credibili della bellezza del matrimonio, in una società come quella attuale in cui prevale l’egoismo, l’arcivescovo ha fatto riferimento all’Amoris Laetitia.
“L’amore coniugale, scrive papa Francesco – ha detto l’arcivescovo – è la più grande amicizia, ed è fatta di stabilità, reciprocità, intimità. Il matrimonio è un’amicizia dove ci si dice ‘sono tuo per sempre, vorrei che tu fossi mia per sempre’.  Questo amore coniugale corrisponde a un desiderio umano profondo, all’inclinazione fondamentale del nostro cuore. Nel matrimonio cristiano, con il dono di Dio, questa unione diventa ancora più forte e permette di superare tutti gli ostacoli della vita di coppia”.

Essere genitori responsabili, oggi, come è possibile, senza rinunciare a se stessi?, hanno chiesto ancora Jacopo ed Elena.
“Nelle famiglie numerose, che sono gioia per la Chiesa, si esprime la fecondità dell’amore – ha detto l’arcivescovo -. Certo, ci vuole l’impegno educativo, coscienti che si rimane genitori sempre, anche da anziani. Bisogna sapere che cosa significa allevare ed educare i figli. Ed occorre valutare le condizioni personali, il proprio stato di vita, la situazione sociale ed economica in cui si vive. I figli, comunque, sono un bene in se stessi e rappresentano la più grande ricchezza di una famiglia e di un popolo”.

Il coniuge ha un ruolo importante per la Chiesa, ha specificato l’arcivescovo in risposta a un’altra domanda: “Esercita un compito importante nella missione educativa della Chiesa, perché educa i figli, trasmette loro i valori. Viviamo in una società che si è arresa di fronte all’educazione. Invece il cuore e la coscienza vanno nutriti, educati. Solo le parrocchie e le famiglie sono davvero attive in questo campo. Che tipo di educazione ricevono coloro che sono incollati a un cellulare per molte ore al giorno? Purtroppo la società dei mass media è molto invadente, dobbiamo offrire alternative, ad esempio insegnare ai ragazzi ad usare in modo critico i loro strumenti tecnologici”.

Di fronte alle violenze in famiglia, c’è un limite di fronte al quale è giusto fare un passo indietro?, ha chiesto un’altra coppia.
“La Chiesa, da tempo, prevede questa possibilità: di fronte alla violenza, alla mancanza di rispetto – ha precisato l’arcivescovo -. In quei casi è giusto fare un passo indietro. Si tratta di sottrarre il coniuge più debole o i figli piccoli dalle ferite che possono derivare dallo sfruttamento, dalla violenza, dall’estraneità… E’ l’estrema risorsa la separazione, quando tutti gli altri tentativi di risanare la coppia sono falliti”.

Ma, in fondo, che cos’è l’amore per Dio?, è stato infine chiesto.
La coppia che si ama è la migliore immagine  di Dio sulla terra – ha risposto l’arcivescovo -. Un Dio che accompagna le sue creature e che è sempre presente, per guarirle, per accompagnarle. Paternità, figliolanza e spirito dell’amore sono presenti nella famiglia e sono gli elementi fondanti della Santissima Trinità e dell’amore che vi scorre al suo interno”.