L'arcivescovo Lorenzo durante una Messa in Duomo
L'arcivescovo Lorenzo durante una Messa in Duomo

Un Dio della vita. Che desidera che usiamo la nostra libertà per proteggere la vita. Tutte le vite: quelle dei bambini nel grembo materno, dei giovani, degli adulti, come quella di chi sta per morire. Così l’ha descritto questa mattina in Cattedrale dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni nella Messa che ha celebrato in occasione della Giornata nazionale della Vita.

La vita come dono da accogliere e difendere da tutti. Per questo si è pregato all’inizio della celebrazione. Il Vangelo di questa domenica è quello della guarigione della suocera di Pietro. Da esso è partito l’arcivescovo nell’omelia: “Nel brano di oggi – ha spiegato– Gesù guarisce malati, indemoniati, persone in difficoltà e, tra esse anche la suocera di Pietro dalla febbre. Questa è l’immagine con cui Cristo si presenta a noi. Un Dio che si prende cura dell’uomo, con tutte le sue fatiche, malattie, fragilità, dipendenze dal male morale. E vuole liberarlo da esse”. Che salva l’uomo però non negandogli i suoi doni, né rinnegando il modo con cui l’ha creato, con lo spirito umano e la libertà.

La vita è anzitutto un dono, il primo grande dono che Dio ci fa. “Se ci mettiamo a viverla nella logica e nella pratica dell’amore che lui ci insegna – spiega ancora monsignor Ghizzoni –, essa diventa ciò per cui Dio l’ha creata”. Se quindi viviamo e usiamo bene questi doni non possiamo non tutelare la vita nostra e degli altri. “In tutti i suoi stadi – specifica l’arcivescovo –: la vita nascente, quella dei piccoli, dei malati, dei giovani, degli adulti, degli anziani e dei moribondi. Perché c’è sempre un essere umano, un mio fratello, che ha il diritto di essere amato in ogni sua condizione, di fragilità malattia o debolezza”.

“Vogliamo tenere viva una coscienza che non deve spegnersi: la vita fin dal grembo materno è già vita umana. È dono di Dio. Ogni vita che nasce nel grembo materno è dono di Dio: non abbiamo il diritto di manipolarla, non abbiamo il diritto di eliminarla, o di farne ciò che ci è più comodo.

Non abbiamo il diritto di scaricare su di essa gli errori, le ingiustizie, la povertà, le condizioni negative in cui è stata generata. Perché non ha colpa”. Può succedere che una vita non sia stata desiderata, che sia stata imposta, ma abbiamo il dovere di salvarla e di custodirla. Se non è possibile accoglierla direttamente, ci sono altre possibilità. “Quanti genitori desidererebbero un figlio e non ce l’hanno?  E sarebbero disposti ad accoglierlo sin dal primo giorno dopo la nascita e a dargli una famiglia”.

Non basta però dirlo a parole, avverte l’arcivescovo. I cristiani si devono impegnarsi a tutelare la vita in tanti modi: supportarla concretamente creando alternative all’aborto e “risvegliare le coscienze in chi ha responsabilità umane, di governo e di educazione perché non sia sottovalutata questa azione. Non dobbiamo condannare le persone, ma dobbiamo fare pressioni sulla società civile perché vengano messe in atto tutte le azioni necessarie per salvare ogni vita anche quando essa non è voluta, prevista, aspettata.

Non spegniamo la coscienza sulla gravità di questo gesto. Così come è cresciuta negli anni, la coscienza dell’uomo sulla gravità della pena di morte, lavoriamo affinché tutti capiscano che la vita non può mai essere tolta, soprattutto ai più piccoli che non possono difendersi”