Don Francesco Fuschini
Don Francesco Fuschini

Domani sera, 24 febbraio alle 20.30, il “Gruppo Zac” ha organizzato sulla piattaforma Zoom la presentazione del libro “Un prete sull’argine. Volti e ricordi della mia gente di Romagna” curato da Franco Gabici, e appena uscito per “Il Ponte Vecchio” (per collegarsi: inviare una email ad acliraspa@libero.it).

All’appuntamento saranno presenti, assieme al curatore Franco Gabici, l’Arcivescovo di Ravenna e Cervia Lorenzo Ghizzoni, Livia Molducci e il giornalista Carlo Raggi.

Quello che racconta “Un prete sull’argine” è molto di più che una scena animata della Ravenna del dopoguerra. Perché l’autore di questo “mazzetto di elzeviri”, come lo chiama Franco Gabici, è don Francesco Fuschini che, appunto, nato sull’argine del Reno (San Biagio d’Argenta) e mandato in missione su quello dei Fiumi Uniti (Porto Fuori), mantenne uno sguardo di frontiera anche su L’Argine, settimanale diocesano dell’epoca e nostro antenato.

E come ci piacerebbe riuscire a imitarlo anche in questo suo essere “sul confine”: tra il buonumore e la serietà, tra il piccolo e l’infinito, tra il qui ed ora e l’eternità. I suoi elzeviri, scrive Gabici nell’introduzione citando don Umberto Colombo, “erano i più gettonati” anche perché “i preti hanno un modo tutto speciale di leggere la storia e sanno vedere Dio nella favola del mondo”.

Don Fuschini lo conosciamo. La novità fotografata da Gabici (su impulso dell’amico Giovanni Lugaresi) sono i messaggi che arrivano ancora oggi dai personaggi del suo tempo attraverso quelle sue parole che mettono nostalgia anche a chi quel tempo non l’ha mai vissuto: dai conosciutissimi don Angelo Lolli, Alieto Benini, Manara Valgimigli, monsignor Mesini ai ritratti che restano dell’“omino che spegne i lumi” o Pirì, l’impaginatore dell’argine, passando per sorelle o mamme dei sacerdoti dell’epoca. Pochi tratti, che non si scordano.

Qualche esempio. “Non ci sarà nessuno che va in paradiso in carrozza, come vuole il proverbio. Ma uno che ci va in bicicletta c’è”. Ed era don Angelo Lolli. “Uno di quei preti che, vivi, sembran niente, e quando son morti, se li riguardi e noti la loro vita, t’accorgi che avevan la tempra dei santi”. Come don Turci.

E che dire del dolcissimo tributo alla sua maestra Anna: “’Diventerete uomini – ci disse’. Ognuno prenderà una sua via nella vita. In mezzo a voi vi sono forse dei maestri, dei professori e, forse, un prete. Chi si ricorderà della maestr’Anna?”. Don Fuschini non vuole mancare all’appello: “Ho raccolto per la maestr’Anna questo mazzetto di ricordi sbiaditi dagli anni come a quel tempo raccoglievo per lei le prime viole. Di quella scolaresca, maestr’Anna, molti ragazzi son morti, altri son padri e han figlioli. Non so se ci siano maestri o professori. C’è un prete e sono io”.