Monsignor Enrico Solmi
Monsignor Enrico Solmi

La questione della vita non è solo un problema dei cattolici: lo dice a chiare lettere il vescovo di Parma mons. Enrico Solmi, delegato per la famiglia tra i vescovi emiliano romagnoli, in occasione della Giornata nazionale per la Vita di domenica 7 febbraio.

Monsignor Solmi, qual è il Messaggio dei Vescovi in occasione della Giornata della vita?
Quello di quest’anno è un messaggio particolare, nel quale la libertà viene posta al centro; libertà che ha la necessità di avere un contenuto. Il contenuto della libertà è il bene, è l’amore, è la vita. C’è questa strettissima connessione tra la libertà, il bene e la vita, in un contesto nel quale la libertà è stata fortemente limitata dalla situazione di pandemia e dal lockdown. Emerge con forza un desiderio di libertà che va collocato nel modo giusto. Il Messaggio dice che il problema e il tema non sono solamente la libertà, ma è l’uso della libertà. E la libertà fa appello ad avere un contenuto, che è il bene, e la realtà che consente di usufruire del bene e dei beni è la vita. Ecco la strettissima relazione tra libertà e vita.

Lei, come tutti gli altri pastori, è stato in mezzo alla gente in questo tempo di pandemia. Che cosa ha visto a proposito di accoglienza della vita?
Credo sia stata forte l’attenzione alla vita come attenzione alle esigenze primarie della vita stessa. Abbiamo avuto, in molte situazioni, un rinverdirsi di premure, di vicinanza… in tanti modi, soprattutto con telefonate: come stai? Hai bisogno di qualcosa? La vita accolta a partire da alcune esigenze primarie. Così è stato a livello di relazioni io-tu, segnate spesso da una forte richiesta e da una grande paura. Abbiamo visto – e questo ce lo potevamo aspettare – una forte contrazione della vita nascente. Siamo a dei livelli di inverno demografico sottozero, con temperature polari. Questo lo potevamo prevedere, con tutte le incertezze, non solo di materia economica. Ma questo pone un grande problema a livello della nostra Italia, della nostra cultura, ma ancor di più a livello di civiltà. Dovremmo reagire alle situazioni di paura con una proposta di futuro, e il futuro per eccellenza è la vita che nasce.

Papa Francesco ha ricordato che nessuno si salva da solo, siamo tutti sulla stessa barca. Per essere “migliori” dopo la pandemia, bisogna che cambi qualcosa anche nel sistema sociale a proposito di famiglia e vita. Che cosa possiamo fare?
Certamente ci troviamo davanti a due tematiche dibattute da sempre e con scarse risposte nel contesto italiano e anche emiliano romagnolo. Perché non credo che – a livello politico – si sia assunto il valore della vita come un valore essenziale per il ben-essere della nostra collettività. Prova ne sono anche le prospettive future sull’utilizzo delle ingenti risorse economiche europee. Non si tiene conto che, se viene a mancare la vita, cioè le nascite e la cura della vita, questi elementi forti in gioco non si sa bene dove si attacchino. Occorre veramente una svolta, una conversione per vedere la vita come valore politico essenziale, togliendola da quella pretesa – che alcuni hanno ancora – che la vita sia un problema dei cattolici. La vita è di tutti: la vita che nasce, l’accoglienza della vita e la custodia della vita in tutti i suoi passaggi fino alla sua morte naturale. E qui, in questi tempi, abbiamo vissuto situazioni estremamente delicate e dolorose circa la vita e la sua custodia, almeno come rischio.

Il Messaggio dei Vescovi su libertà e vita apre a una grande responsabilità da condividere con tutti…Tra la libertà e la vita, che è il valore che consente di usufruire di tutti gli altri valori, c’è di mezzo la responsabilità, che significa la coscienza della persona umana, capace di trovare in sé – attraverso il discernimento, le sue capacità intellettive – la strada giusta per incarnare la libertà nella direzione giusta della vita. Non è semplicemente una strada giusta nel senso di una strada moralmente etica e accettabile, ma è anche creativa e bella. Dobbiamo trovare vie e forme nuove per incarnare questo.

Credo che come comunità cristiana abbiamo molto da dire, non giocando solamente in difesa, che è doveroso, ma soprattutto prospettando – ecco il valore delle testimonianze – vie nuove e creative per dire sì alla vita. Con un grande rispetto, con una vicinanza affettuosa nei confronti delle mamme: di quelle che sono in difficoltà, di quelle che vorrebbero diventarle, ma non riescono, di quelle mamme che stanno attendendo un bambino e di quelle mamme che sono coinvolte in un’azione educativa, tra dad, problemi di lavoro e futuro incerto.

Alessandro Rondoni