padre Lokang con una infermiera
padre Lokang con una infermiera

Pregherà anche per le persone ricoverate in ospedale, e per il personale sanitario, padre Johntin Lokang, durante la Santa Messa per la Giornata mondiale del Malato che l’arcivescovo monsignor Lorenzo Ghizzoni presiederà in cattedrale a Ravenna giovedì 11 febbraio alle 17.30 (la celebrazione sarà trasmessa in diretta da Radio Ravegnana in Blu, sui 94 Mhz). Il religioso, appartenente alla congregazione del Verbo Incarnato, è al servizio nella chiesa interna all’ospedale “Santa Maria delle Croci” da circa un anno, come amministratore parrocchiale, affiancato dal confratello padre Jorge Alberto Altamirano.

“Anche se le visite nei reparti sono sospese – dice padre Lokang –, ogni giorno manteniamo i contatti con molti malati. Lo facciamo con i messaggi e con le video chiamate, e spesso sono i familiari che ci chiedono di contattare i loro cari, di fare loro da tramite”.
Le limitazioni imposte dalle norme anti Covid, però, non hanno fatto calare il desiderio di relazioni umane che il religioso percepisce sia nei malati che nel personale sanitario.

“Sono proprio i malati, tramite infermieri o medici a chiamarci spesso – dice il religioso -. C’è chi ha bisogno di ricevere la Comunione, occorre tener presente che ben pochi malati sono quelli che possono venire a Messa, oppure l’unzione degli infermi. In quei casi, utilizzando tutte le norme sanitarie di prevenzione, possiamo andare a trovarli”.
E i due religiosi lo fanno ogni giorno, recandosi anche nel reparto dove ci sono i malati di Covid.

“Queste persone si sentono ancora più isolate delle altre –  specifica padre Lokang – e per loro vedere un’altra persona, anche se attraverso un casco protettivo, e sentire la sua voce è di grande conforto. Se anche non possono parlare, lo facciamo noi per loro, recitando una preghiera e chiedendo l’intercessione di Dio, perché li aiuti a sopportare la loro sofferenza”.

Ma sono in tanti, non solo malati di Covid, a non farcela. E a padre Lokang è capitato diverse volte di trovarsi di fronte a persone che, forse vedendo approssimarsi la fine, chiedevano di ricevere i sacramenti.

“Ricordo due casi in particolare – precisa il religioso –  una signora ricoverata in oncologia, ha voluto incontrarmi e ha voluto ricevere i sacramenti perché desiderava riavvicinarsi a Dio prima di morire e poco dopo è morta. Ed un’altra persona, che, tornata da Medjugorie, è stata poi ricoverata. E’ morta poche ore dopo aver ricevuto la Comunione. Mi torna alla mente un brano del Vangelo:  ‘ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione’ (Luca 15, 7)”.

Anche i medici e gli infermieri, che si stanno spendendo per aiutare i malati, e sono sottoposti a turni massacranti, manifestano a padre Lokang il loro bisogno di sostegno spirituale. “Diversi di loro mi dicono, incontrandomi nei corridoi dei reparti – conclude padre Lokang -, ‘abbiamo bisogno di Dio’.

Riconoscono che le loro energie, il loro encomiabile impegno, a volte non è sufficiente e chiedono la presenza del Signore. Credo che questa pandemia ci stia insegnando a riconoscere i nostri limiti e peccati a e a confidare in Dio”.