Immagine di repertorio
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Il 19 febbraio il G7, l’organizzazione intergovernativa ed internazionale composta dai sette Stati economicamente più avanzati, Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, ha deciso di stanziare 7,5 miliardi di dollari perché anche i Paesi poveri possano avere i vaccini anti Covid. A un attacco globale alla salute non può che esserci una risposta globale.
Da più parti si è affermato che quella del G7 oltre che una scelta umanitaria è una scelta obbligata per salvare il mondo dal Covid che avanza ignorando confini, frontiere, muri, reticolati.
Il resto del mondo corre in aiuto dei Paesi poveri perché solo mettendo questi in sicurezza può salvare se stesso?
La domanda non mette in discussione la scelta dei Sette Grandi porta però a riflettere su come i diritti umani vengono tutelati.

Se è vero l’indifferenza globale riceve una chiara risposta dai Sette Grandi è altrettanto vero che la solidarietà non è ancora un processo culturale, politico ed economico. Non si muove con i passi sicuri della giustizia.
I dati parlano: 10 Paesi in tutto il mondo amministrano il 75% delle dosi a disposizione a fronte di 2,4 milioni di morti e 111 milioni di contagiati. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, denuncia che in 100 nazioni le dosi di vaccino sono un miraggio. Il G7 con lo stanziamento di 7,5 miliardi ha avviato un percorso: l’auspicio è che stimoli una cultura politica che metta i diritti umani al primo posto e non li abbandoni alle logiche di poteri senza scrupoli.

Per amore della giustizia occorre invertire la direzione del pensare e dell’agire.
Diversamente altre tragedie, come le guerre, le morti nel deserto, nella neve di una frontiera o tra le onde di un mare continueranno a essere la prova di quanti ostacoli e trappole sia cosparsa la strada dei diritti umani.
Da oltre un anno la storia invia messaggi attraverso le crisi aperte dalla pandemia e altre aperte dagli egoismi che feriscono e umiliano popoli e uomini, minano la loro casa comune.

La decisione del G7 porta i cittadini dei singoli Paesi e del mondo a un bivio: da una parte la strada della solidarietà autentica e dall’altra la strada di un sottile egoismo di chi si occupa della salute dei poveri perché diventata indispensabile per mettere in sicurezza la propria. E’ il tempo di prendere coscienza che la giustizia è a fondamento irrinunciabile di una solidarietà e di una fraternità senza retorica e senza calcoli. I Sette Grandi hanno dato una prova importante: deve avere un più ampio respiro di umanità.

Paolo Bustaffa per AgenSir