Una formazione dei Diavoli gialli

Era l’Oratorio. Ma ci giocavano anche i diavoli. Che erano buoni, bravi e gialli. Oggi, si tornerà a giocare su quel vecchio campo da calcio dell’oratorio salesiano di via don Bosco. Nei giorni scorsi, infatti, il Comune ha inaugurato lì il Giardino Amadesi che farà da palestra a cielo aperto per le scuole vicine. E sarà un po’ come riprendere una tradizione, iniziata proprio 90 anni fa. Chi ha vissuto a Ravenna l’epoca dell’oratorio ricorda bene che erano due le squadre di riferimento: quella pallavolistica della Robur, vincitrice dei primi 4 scudetti del campionato italiano, espressione del ricreatorio arcivescovile di via Bixio, e quella calcistica dei Diavoli gialli, detta così per via del colore delle maglie, un giallo con striscia verde sul petto che giocava appunto nel campo di via Alberoni.
Una squadra che allevò al suo interno fiori di giocatori, poi passati ad abbracciare una bella carriera calcistica: da Borghi, storico portiere poi del Ravenna ad Angelini che finì a giocare in A con la Juventus, da Paolo Zampighi e Gino Strocchi che indossarono la maglia di Reggiana e Rimini, a Monti che andò a giocare nel Venezia e fu compagno di squadra di Valentino Mazzola, fino a Valentino ‘Tino’ Valli, uno dei due ravennati nella storia a vincere uno scudetto – nel suo caso col Milan – ma ancora oggi tormentato nel ricordo di avere, con suo gol da avversario, fatto svanire la Serie B alla Sarom del cavalier Attilio Monti. Ma la lista si allunga se consideriamo anche i tanti che sono andati a indossare la maglia giallorossa del Ravenna: Querzoli, Visani, Faverio, Godoli, Miniati, Bilotti e Perugini.

Quella dei Diavoli gialli era una squadra che ha lasciato un segno. Come ben ricorda, Armando Sabadini, 97 anni, uno dei tanti ravennati cresciuti a pane e oratorio: “Ho frequentato l’oratorio dal 1934 fino al 1942 e i Diavoli gialli ho visti giocare diverse volte – dice – e, pur nella loro forza, si vedeva chiara l’unione, la voglia di giocare e di stare insieme, il rispetto dei valori dell’amicizia e dello sport. Quella squadra era un po’ l’espressione di tutto ciò che don Carlo Sala cercava di insegnarci. L’oratorio era come una seconda casa”.

Ma quella dei Diavoli era una formazione capace anche di entusiasmare a tal punto da finire, molti decenni dopo, in un articolo che il compianto Strocchi, poi dedicatosi alla carriera di giornalista, ebbe a scrivere. “Don Sala portava la sua lunga svolazzante veste in un moto perpetuo, attraverso i campi e le sale di gioco, le aule della scuola, fin nella penombra silenziosa della cappella dell’Istituto, alla quale chiamava a raccolta gli arrossati volti dei ragazzi che, a malincuore, lasciavano in sospeso appassionate contese. In quella atmosfera gioiosa, dove le differenze di ceto si cancellavano davanti a un dribbling riuscito o a un tiro vincente, sono maturati i Diavoli gialli”.