Immagine di repertorio
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Lunedì scorso ha preso il via l’edizione 2021 del “World Economic Forum” di Davos, in modalità online, che si è conclusa venerdì. Anche i potenti del mondo, all’incirca 1200, si sono dovuti adattare alle condizioni imposte dalla pandemia, affidandosi per l’appuntamento di quest’anno alle moderne tecnologie. L’argomento di fondo, che ha scandito i lavori delle cinque giornate, è stato proprio quello della crisi da Covid-19 e la ricerca di soluzioni per ricostruire la fiducia nella società, con un’attenzione particolare riservata ai temi della sostenibilità, cooperazione internazionale e gestione dei beni comuni.

L’evento si è aperto con la presentazione del rapporto Il virus della disuguaglianza, stilato dall’organizzazione non profit “Oxfam International”, dal quale sono emersi dati sconfortanti riguardo alla distribuzione mondiale della ricchezza. Già prima della crisi pandemica, la contrapposizione ricchi-poveri era cresciuta fortemente, di anno in anno, a causa di un sistema economico contorto, tuttavia l’emergenza da coronavirus ha lanciato la stoccata finale. Come si legge nel rapporto, l’attuale recessione “si è abbattuta su un mondo già estremamente disuguale. Un mondo in cui uno sparuto gruppo di oltre 2000 miliardari possedeva più ricchezza di quanta non ne potesse spendere in un migliaio di vite; un mondo in cui quasi metà dell’umanità era costretta a sopravvivere con meno di 5,50 dollari al giorno. Un mondo in cui, in 40 anni, la quota del surplus di reddito andata all’1 per cento più ricco era oltre il doppio di quella fluita alla metà più povera della popolazione globale e in cui, negli ultimi 25 anni, lo stesso 1 per cento più ricco ha bruciato il doppio di carbone rispetto al 50 per cento più povero, acuendo l’attuale crisi climatica e ambientale”.

Per comprendere meglio la situazione, basta citare alcuni dati. Se, inizialmente, nei primi mesi dello scoppio della crisi sanitaria si è avuta una ripercussione anche sui mercati finanziari, con un crollo dei listini azionari, l’élite dei miliardari, in appena nove mesi, ha recuperato il denaro perso. Si stima, al contrario, che alle persone più povere occorrano una decina di anni per ritornare alla situazione pre-crisi. Tra marzo e dicembre del 2020 si è avuta un’impennata dei grandi patrimoni, che hanno raggiunto il record di 11.950 miliardi di dollari, mentre la ricchezza dei 10 miliardari in testa alla classifica mondiale è lievitata di 540 miliardi di dollari nello stesso periodo. La quantità di denaro appena riportata, in mano a soli dieci uomini, basterebbe “a impedire che gli abitanti della Terra cadano in povertà per gli effetti della pandemia e per assicurare il vaccino anti covid-19 a tutti”.

Se poi andiamo a ricercare le categorie più colpite, a pagarne le conseguenze sono soprattutto le donne, i popoli indigeni e, più in generale, le popolazioni e comunità “storicamente emarginate e oppresse in tutto il mondo”. Basterebbero l’azione e l’impegno congiunti dei vari Paesi per contenere le disuguaglianze e accelerare, di conseguenza, il ritorno ai livelli pre-crisi in tre anni invece che in dieci (calcolo della Banca Mondiale).

Per quanto riguarda l’Italia, il quadro non è poi così differente. Il report DisuguItalia sottolinea che, nei primi nove mesi della pandemia, la ricchezza patrimoniale dei 36 miliardari più benestanti del nostro Paese abbia visto un incremento di 45,7 miliardi di euro. Al contempo, il resto della popolazione era alle prese con la chiusura delle varie attività, il calo del reddito da lavoro, la difficoltà di pagamento dei mutui e degli affitti, i problemi di salute e l’accesso alle relative cure, la necessità di garantire un’istruzione di qualità ai giovani.

Per invertire il sistema di sviluppo globale, che non lascia spazio a un’equa distribuzione della ricchezza, Oxfam propone un percorso caratterizzato da cinque punti fondamentali in linea con il pensiero economico di papa Francesco: 1) un mondo profondamente più equo e consapevole di ciò che conta realmente; 2) un mondo in cui l’economia abbia un volto umano; 3) un mondo libero dallo sfruttamento e in cui l’economia ponga al centro del suo agire le persone; 4) un mondo in cui i ricchi paghino la giusta quota di imposte; 5) infine, un mondo che garantisca la sicurezza climatica.

di Piero Pierantoni