Di fronte all’emergenza sanitaria che ha coinvolto l‘intera popolazione mondiale e ha portato a una forte crisi sia in ambito sociale che economico, anche la Mensa dei poveri della parrocchia di San Rocco non si è fatta cogliere impreparata. Ha guardato ai bisogni delle persone in difficoltà e ha prontamente risposto alle loro esigenze.
La platea delle persone piombate in stato di povertà si è allargata molto e soprattutto improvvisamente.

Inaugurato il 16 novembre 1986, il servizio di Mensa di Fraternità della parrocchia di San Rocco nell’anno da poco passato ha distribuito ogni giorno circa 200 pasti, comprendente il servizio di mensa ai tavoli sia il servizio di asporto, grazie al lavoro dei suoi circa quaranta volontari, che si alternano a gruppi di 3-4 durante la settimana, dei collaboratori, del cuoco Gennaro e di suor Piera. E grazie anche alla Caritas e all’Opera Santa Teresa che hanno effettuato il servizio di distribuzione dei pasti domenicali e nel mese di agosto. Ha poi continuato nel servizio docce, aperto tutte le mattine per due ore, durante le quali vengono dati sapone, shampoo ed asciugamano, perché ogni persona che dorme fuori possa prendersi cura del proprio corpo.

“Chi si è presentato alla porta ha mangiato o ha ritirato un pasto caldo sia a pranzo che a cena: è questo quanto don Ugo Salvatori ci ha insegnato – ci racconta Rosella Copparoni, storica volontaria di San Rocco e dal 2000 braccio destro di don Ugo – e che noi tutti volontari insieme a don Paolo Szczepaniak stiamo cercando di portare avanti. La possibilità di fare questo servizio ai poveri è la più grande eredità che don Ugo ci poteva lasciare e noi dobbiamo fare in modo di portarla avanti sempre meglio”.

Oggi la Mensa dei poveri è lo specchio del mutato quadro sociale dovuto alla pandemia: se prima la percentuale tra stranieri e italiani che ricorrevano ai servizi della Mensa era in proporzione 70-30%, oggi è praticamente uguale. “Sono nate nuove povertà – conferma Rosella -:persone che dall’oggi al domani hanno perso il lavoro e non possono più sostenere la famiglia, persone emotivamente fragili che in questa situazione non sono riusciti a portare avanti le attività che svolgevano  quotidianamente e poi i poveri dei poveri, quelli che non hanno una casa in cui vivere dignitosamente e vivono per strada, questi sono diventati ancora più poveri di prima, perché se già prima vivevano ai margini della società, ora sono diventati invisibili agli occhi della stessa”.