E’ arrivato all’improvviso. E ha sconvolto le nostre vite. Un virus racchiuso in cinque lettere, Covid, tanto subdolo quanto cattivo. E’ arrivato dalla Cina, almeno così ci è stato detto, ma sembrava non riguardarci da vicino. Preceduto dai primi casi nazionali, il virus arriva in Emilia-Romagna il 22 febbraio 2020, con la notizia dei primi tre contagiati. Il disorientamento aumenta. Il giorno dopo, oggi un anno fa, arriva la prima ordinazna del presidente Stefano Bonaccini che impone la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado e degli asili nido, la sospensione dell’attività didattica delle Università (lezioni, esami, sedute di laurea), di manifestazioni ed eventi e di ogni forma di aggregazione in luogo pubblico o privato, delle gite di istruzione e dei concorsi. Ci sono restrizioni anche per le chiese. Lo smarrimento diventa paura, angoscia, perché poi, sempre il 25 febbraio, il virus arriva anche in Romagna, a Cattolica, dove un 71enne ristoratore, risulta positivo, e tre giorni dopo apre le statistiche nella nostra provincia con la positività del calciatore lughese in forza alla Pianese, allora militante in Serie C. Dopo è una veloce e inesorabile escalation: l’8 marzo vengono chiuse Rimini e altre 14 province italiane, il 10 marzo entra in vigore il decreto “Iorestoacasa”: comincia di fatto il lockdown. Tutto chiuso – tranne le attività indispensabili – e tutti chiusi in casa mentre i bollettini sanitari ogni giorno ci mandano numeri da fronte di guerra.

Siamo, dunque, arrivati al primo anno, ma la battaglia al virus è tutt’altro che finita: sono arrivati sì i vaccini ma sono arrivate anche le varianti del virus, ci dicono più veloci nella trasmissione e più contagiose. I dati di questi primi 366 giorni (sì, perchè il 2020 è stato bisestile e non ha certo fatto nulla per scoraggiare i superstiziosi) sono davvero drammatici: nel mondo a oggi ci sono poco meno di 111 milioni di casi e più di 2 milioni 400 mila morti in 192 Paesi. In Italia il contagio ha riguardato 2milioni 818mila persone, delle quali quasi 96mila sono decedute. In Emilia-Romagna sono 247.856 i contagi registrati, 10.368 i deceduti. In provincia di Ravenna ci sono 18.596 casi (ma il Ministero della Salute ne conteggia 18.550) e 800 decessi, dei quali quasi la metà riguardano Ravenna (360).

Due le fasi critiche: quelle del periodo marzo-aprile, i mesi della prima ondata e del lockdown totale, con 1028 casi in provincia, di cui 453 a Ravenna e 79 a Cervia. Numeri alti, sembravano numeri alti, ma nulla a confronto con quelli della seconda ondata, il trimestre ottobre-dicembre, col virus che ha presentato un conto altissimo: 1198 casi a ottobre, 5058 a novembre, 4769 a dicembre, ovvero 11.025 casi. In mezzo, l’estate delle riaperture e delle libertà: dati bassi ma in costante ascesa che, a leggerli col senno di poi, davano l’idea che nulla era finito: 110 a luglio, 275 ad agosto, 369 a settembre.

I giorni più neri Nella prima ondata il giorno con più contagi in provincia è stato il 21 marzo con 74 casi, un numero che sembra niente se rapportato al picco della seconda ondata, i 261 contagi del 21 novembre. Nel 2021 spiccano le 292 nuove positività dell’1 gennaio. Nel comune di Ravenna, i due apici sono rappresentati dai 26 del 26 marzo e dai 176 del 7 dicembre, mentre per quanto riguarda questi primi 52 giorni del nuovo anno, il top sono i 118 contagi del 7 gennaio (unico giorno in tripla cifra). Nel comune di Cervia, per guardare anche all’altra parte della nostra diocesi ravennate, si passa dal top della prima ondata – gli 8 casi del 14 e 26 marzo – ai 29 contagi giornalieri del giorno di Natale e ai 24 del 13 febbraio scorso. Qui il totale complessivo, dal 10 marzo, giorno in cui sono stati scoperti i primi due casi, a oggi, è di 1.218, con i mesi di novembre e dicembre che da soli racchiudono 581 casi ovvero il 47,7% del totale comunale. La differenza tra le due ondate sta, è doveroso ricordarlo, nel fatto che nel frattempo sono stati introdotti i tamponi per rintracciare e isolare gli asintomatici. A oggi, i tamponi processati in tutta le regione sono stati 3.292.245.

L’Emilia-Romagna La prima ondata ha lasciato il segno con 25.436 contagi, considerando anche gli otto giorni di febbraio. La seconda ondata, cioè il trimestre ottobre-dicembre, ha fatto segnare 136.261 nuove positività, cioè 5 volte in più rispetto ai dati dell’inizio. Giugno è stato l’unico mese intero in cui in regione si è stati solo i 1.000 casi (706). Nei due periodi, i giorni più neri sono stati il 23 marzo (980 casi) e il 15 novembre (2.821): evidente la sproporzione. Il mese di gennaio 2021 ha registrato 47.139 contagi in regione (con il primato dei 2.629 casi l’1 gennaio), e 3.739 nella nostra provincia (il terzo mese con il maggior numero di casi).

I decessi L’altra nota dolente di questo anno drammatico è l’altissimo tributo che il Covid ha richiesto in termini di vittime: 800 nella nostra provincia, oltre la metà delle quali (284) nel solo mese di dicembre. L’altro mese critico è stato gennaio 2021 con 260 vittime. Il comune di Ravenna ne conta 359, Cervia 50 e anche qui il grosso è concentrato a dicembre (23). In regione la triste contabilità è arrivata a 10.368 vittime, di cui 1.984 a dicembre, una cifra di poco superiore ai 1.907 di aprile, mese più funesto nella prima ondata, e ai 1.738 di gennaio.