Alcune religiose e religiosi presenti alla Messa
Alcune religiose e religiosi presenti alla Messa

Il Signore “suscita la vita consacrata perché la Chiesa apra nuove porte a tutti, anche ai più lontani”. Così si è espresso nell’omelia alla Messa per la Giornata della vita consacrata, sabato 6 febbraio nella basilica di San Francesco. Una liturgia da lui presieduta e concelebrata da molti religiosi, alla presenza di altri consacrati e consacrate che prestano servizio nella chiesa ravennate. E’ stato don Luigi Spada, vicario episcopale per la vita consacrata, a introdurre la celebrazione, ricordando le tre forme di pazienza che papa Francesco invita a coltivare, nell’annuncio del Vangelo: la pazienza a livello personale, comunitario e nel mondo.

Pazienza che significa anche perdono e capacità di sacrificarsi, per l’annuncio di fede, fino al martirio, come fecero san Paolo Miki e i suoi compagni gesuiti (il 6 febbraio vengono ricordati nella liturgia), martiri nel Giappone di fine 1500.
“Già gli apostoli, dopo la Pentecoste, subirono persecuzioni nel loro impegno missionario – ha detto monsignor Ghizzoni all’omelia –, ma furono sostenuti dalla forza dello Spirito Santo e così il Vangelo cominciò a diffondersi in tutto il mondo”.

Essere missionari significa testimoniare la fede in Dio con la vita, ha aggiunto l’arcivescovo, ma anche con le parole, significa saper rispondere alle provocazioni, alle domande di chi non crede. E la risposta più completa è “nelle parole di San Paolo che abbiamo ascoltato durante le letture – ha continuato -: ‘non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me’”.

La missione della Chiesa non si è mai fermata, ma non è stata affidata, lungo i secoli, solo ai sacerdoti. “Anche i laici, i consacrati e le consacrate, tutte le forme di vita religiosa sono chiamati ad annunciare Cristo”, ha chiarito monsignor Ghizzoni.
La vita consacrata, ha aggiunto, ha una sua peculiarità, è fatta di uomini e donne che con i loro carismi arricchiscono la Chiesa.
E lo fanno applicando uno stile di vita rigorosamente cristiano – ha aggiunto – con il distacco dai beni materiali, dalla affermazione di sé, per offrirsi totalmente a lui, condividendo con i fratelli e le sorelle delle loro comunità religiosa questa scelta”.

In conclusione l’arcivescovo ha invocato il dono dello Spirito Santo perché “ci aiuti a diventare consacrati missionari e a raggiungere lo scopo per cui Dio ci ha chiamati: diffondere ovunque il Vangelo”. Durante la Messa sono stati ricordate le religiose morte in questi ultimi mesi, a causa in particolare del Covid, e sono stati citati i consacrati e le consacrate che in quest’anno festeggiano particolari anniversari di prima professione.