Luna Rossa in azione nella finale dell'America's Cup

Abbiamo dato tutto, ogni giorno che siamo andati in mare“. In questa breve frase di Max Sirena, skipper riminese, uno dei componenti del team di Luna Rossa, c’è la sintesi del grande sforzo che la barca italiana ha compiuto per provare a strappare l’America’s Cup a Team New Zealand. Fino al 3 pari, il sogno dell’impresa leggendaria è stato vivo: poi i ‘kiwi’ di casa hanno piazzato l’allungo decisivo, imponendosi per 7-3 e mantenendo il trofeo (il quarto della sua storia). Così, resta in casa Luna Rossa il senso di una pagina di storia di vela scritta: mai una barca nazionale era andata così avanti nella finale della competizione più antica del mondo.
E’ finita la 36esima America’s Cup per Luna Rossa ma è finita anche per i soci del Circolo Velico Ravennate che con diversi ruoli hanno partecipato all’evento. Umberto Molineris (grinder, cioè colui che manovrando alcune manovelle, dà potenza alla barca), Jacopo Plazzi (osservatore) e Andrea Bazzini (addetto all’elettronica) erano nella squadra di Luna Rossa Prada Pirelli, Matteo Plazzi (direzione operativa sull’acqua) e Antonio Vettese (ufficio stampa) hanno fatto parte del team della Prada Cup, la regata di selezione degli sfidanti. Su Luna Rossa c’era anche un pezzo di Cervia, con Giuseppe Acquafredda, classe ’82, esponente del Circolo Amici della Vela, che sull’imbarcazione italiana si è occupato delle attrezzature (il cosiddetto rigging).

“Tutti assieme hanno partecipato presso la sede del Royal New Zealand Yacht Squadron a una informale cerimonia proprio di fronte alla Auld Mug – si legge in un post sulla pagina Facebook del Circolo Velico Ravennate – nel corso della quale Matteo Plazzi e Aaron Young, commodoro dello Squadron, hanno scambiato i rispettivi guidoni dei club. Il Circolo Velico Ravennate entra così in relazione con uno dei templi della vela contemporanea, un’amicizia che comincia nel giorno in cui iniziano i lavori per l’edizione numero trentasette della Coppa”.