“Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca”: queste parole di Arnaldo Fusinato, riferite a una Venezia che nel 1849 si arrendeva dopo l’insurrezione contro il dominio austriaco, potrebbero risuonare anche oggi, vista la situazione di pandemia da Covid-19 che perdura in tutto il mondo. Sono tanti i malati, i morti e le condizioni sociali ed economiche in grave sofferenza. Eppure ci sentiamo di non alzare bandiera bianca.

Sicuramente siamo provati, preoccupati, feriti; ma ancora capaci di reagire e di ricorrere all’ingegno umano, alle scoperte della scienza e della medicina, alla fiducia in Dio e nel prossimo, per combattere il morbo.

L’arma migliore, come già detto in questi mesi, è rappresentata dai vaccini anti Covid-19, arrivati in tempi rapidi, in condizione di emergenza, e da rendere disponibili presto a tutta l’umanità. Sono emersi, nel frattempo, anche problemi seri riguardanti la produzione di essi, che si è rivelata lenta e complessa, così come ci sono difficoltà nella distribuzione e somministrazione. Il tutto ha contribuito ad accrescere la disparità tra Paesi ricchi e Paesi poveri, anche per quanto concerne la vaccinazione. Si sono aggiunte, poi, forme di esitazione, timore e persino resistenze verso la vaccinazioneobiezioni talora di tipo prettamente ideologico. Sicurezza ed efficacia dei vaccini antiCovid sono elementi fondamentali e devono rassicurare la popolazione.

Ma alcuni hanno affermato contrarietà verso la ricerca e produzione dei vaccini richiamandosi a obiezioni già da tempo sollevate dai cosiddetti movimenti “No vax” verso i vaccini già esistenti per alcune malattie infettive (morbillo, rosolia…). Si fa cioè riferimento all’utilizzo di linee cellulari provenienti da tessuti ottenuti da due aborti umani avvenuti nel secolo scorso.

Tale obiezione circola anche nel mondo cattolico, e purtroppo, recentemente, è stata alimentata da filmati, interviste, affermazioni non corrette né documentate, creando disagi e preoccupazioni non giustificate. Va infatti precisato che queste linee cellulari sono provenienti da due aborti assolutamente non praticati per ottenere materiali biologici per la ricerca.

Si tratta di cellule modificate ed “eternizzate”, perché si possano riprodurre indefinitamente in laboratorio, che vengono utilizzate in maniera standardizzata per ricerche biomediche, ma anche in processi di industrie alimentari.

Queste linee cellulari, indicate con le sigle Hek293 e Per.C6, sono comunemente usate da molti anni in tutto il mondo, e sono ormai lontane e “sganciate” dall’origine abortiva; non creano necessità o incentivi per altri aborti. Quindi va precisato che nessuna “parte fetale” è presente in queste linee cellulari “eternizzate” e nessun altro tessuto fetale è usato o necessario per il mantenimento di queste linee cellulari.

Va inoltre aggiunto, per completare l’informazione medico-scientifica, che i vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna usano queste linee cellulari solo per i test, mentre AstraZeneca e Johnson & Johnson le usano anche per la produzione.

Ma la valutazione etica può riconoscere la liceità di tutti questi vaccini approvati e autorizzati, perché «il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell’aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota», come ha ricordato la recente Nota della Congregazione della Dottrina della Fede (21 dicembre 2020).

In conclusione, ci sembra che ci siano ragioni mediche ed etiche, anche per i credenti cattolici, di accettabilità di tutti i vaccini approvati, a salvaguardia della propria vita e di quella altrui.

Va inoltre considerato che alcuni vaccini presentano modalità di conservazione e distribuzione più semplici e gestibili (vedi AstraZeneca e Johnson & Johnson), che consentono una più estesa vaccinazione della popolazione, incluse le zone più remote e povere dei vari Paesi.

Si conferma, infine, la responsabilità di confrontarsi, chiedere informazioni, discutere eventuali perplessità sulle problematiche scientifiche ed etiche dei vaccini anti Covid-19 con il proprio medico, le autorità deputate alla gestione della sanità, i pastori della Chiesa per i fedeli.

Papa Francesco, il 10 gennaio, ha ricordato: «Io credo che eticamente tutti debbano prendere il vaccino, è un’opzione etica, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita degli altri», specialmente le persone più anziane, fragili e quelle impossibilitate, per ragioni mediche, a vaccinarsi.

Quindi, credenti e uomini e donne di buona volontà dovrebbero essere accomunati nell’impegno e nella speranza per promuovere la vaccinazione anti Covid-19, in vista di superare presto e tutti questa pandemia.

Renzo Pegoraro, Cancelliere Pontificia Accademia per la Vita