Dante e Beatrice verso il cielo del Sole secondo la Divina Commedia di Alfonso d'Aragona

Dante fu un uomo molto sensibile al fascino femminile e numerose sono le donne citate dal Sommo Poeta nella “Divina Commedia”: sante, regine, prostitute, maghe , mogli, madri,  figlie, donne dei miti greci, donne della Bibbia…

Il capolavoro dantesco si apre, non a caso, con la donna per eccellenza, ovvero la Beata Vergine Maria che intercede con pietà tutta materna per il poeta, smarritosi nella “selva oscura” e  alla ricerca del proprio io perduto. E’ lei  che gli manda  in soccorso, tramite Santa Lucia  “nimica di ciascun crudel”, Beatrice, la donna amata, alla quale il Poeta dedica terzine immortali affermando “ Tu m’hai di servo tratto a libertate /per tutte quelle vie, per tutt’i modi/ che di ciò fare avei la potestate”.

Uno dei primi canti dell’Inferno, esattamente il quinto, ci racconta poi di un femminicidio –una forma di violenza, ahimè, che si perde nella notte dei tempi- e la protagonista Francesca da Rimini, nata a Ravenna dalla nobile famiglia dei da Polenta, ci commuove con  la sua tragica storia e la sua acuta sensibilità. Innamoratasi perdutamente del cognato Paolo e da lui ricambiata, verrà uccisa dal marito insieme al suo amante. Quello, appena citato, non è l’unico caso di femminicidio presente nella Commedia, un altro lo ritroviamo descritto nel V canto del Purgatorio; vittima della violenza del consorte, che la fece precipitare da un balcone del suo castello, è  Pia dè Tolomei, nata a Siena e morta in Maremma…”Siena mi fè, disfecemi Maremma”.

Nelle terzine dantesche trovano spazio poi mogli fedeli, come Marzia, consorte di Catone Uticense o Nella, sposa amorosa di Forese Donati, il caro amico di Dante, o la “buona Gualdrada” ma anche le indovine e  le streghe come la maga Manto o le prostitute come Taide “sozza e scapigliata” che “si graffia con le unghie merdose”, che Dante colloca fra gli adulatori nelle Malebolge.

Nelle pagine della Commedia vengono citate inoltre donne che vissero una vita controcorrente e avventurosa come Cunizza da Romano, sposa per motivi politici del Signore di Verona, rapita poi dal poeta Sordello e che fuggì in seguito con un giudice trevigiano e  contrasse, negli anni successivi, anche due matrimoni, finché trasferitasi a Firenze decise di dedicarsi alla vita religiosa e ad opere di pietà, tanto che il Sommo Poeta la immagina nel canto IX del Paradiso fra gli spiriti amanti

Se la Commedia si apre con la presenza delle “tre donne benedette”, la Madonna, Santa Lucia e Beatrice  si conclude, ancora una volta, con la presenza di una di queste, con la donna benedetta per antonomasia, ovvero con la Beata Vergine Maria alla quale Dante dedica, per bocca di San Bernardo, l’ “Inno alla Vergine”,  stupefacente capolavoro di poesia e di spiritualità, che ancora oggi  sfida e vince con la sua bellezza il trascorrere del tempo.

Manuela Mambelli