Lavoravano in ‘nero’ e tra di loro c’erano anche dei minorenni: venivano impiegati prevalentemente nel periodo estivo, in note strutture ricettivo-alberghiere del comprensorio di Cervia e Cesenatico, e negli stabilimenti balneari della riviera, nell’organizzazione e conduzione del servizio di “Baby Parking”.
E’ stata la Tenenza di Cervia della Guardia di Finanza a far emergere questa situazione all’interno di un’azienda di Cervia al culmine di una lunga indagine, partita da un controllo effettuato durante la stagione estiva in uno stabilimento balneare della cittadina: lì fu individuata, intenta ad effettuare l’animatrice ad un gruppo di bambini, una giovane ragazza, appena maggiorenne, che dichiarava ai militari intervenuti di svolgere quell’attività su incarico e alle dipendenze di una società che si occupava dell’organizzazione di eventi, riconducibile ad una quarantacinquenne cervese originaria di Cesenatico.
I successivi approfondimenti svolti dai militari hanno permesso di rilevare la mancata comunicazione obbligatoria da parte del datore di lavoro relativa all’assunzione della dipendente controllata che pertanto risultava completamente “in nero”.

Da quel primo controllo le indagini si ono poi estese all’intera operatività dell’impresa e veniva così accertato che la titolare della ditta, partendo dal reclutamento dei giovani principalmente attraverso annunci di offerte di lavoro pubblicizzati sui social network e facendo fede sull’inesperienza dei giovani collaboratori, aveva stipulato con gli ignari dipendenti dei contratti di lavoro simulati, senza poi provvedere alla loro regolarizzazione con gli enti previdenziali. L’imprenditrice era poi riuscita a farsi accreditare da numerose strutture turistiche, inviando loro personale per l’effettuazione di servizi di baby parking e animazione. Sono novantuno le attività imprenditoriali, lungo tutta la riviera romagnola, che sono risultate aver usufruito a vario titolo dell’opera di questi giovani lavoratori, molti dei quali, al termine della stagione, non sono stati nemmeno retribuiti per tutti i servizi resi.

Durante l’accertamento delle numerose irregolarità commesse, i finanzieri della Tenenza di Cervia hanno dovuto anche prendere atto della mancanza totale di qualsiasi documentazione contabile e fiscale, riuscendo comunque a ricostruire, almeno parzialmente, il volume d’affari della ditta e a individuare i dipendenti irregolarmente impiegati, anche attraverso l’estrapolazione e la disamina dei dati e delle informazioni delle “chat di gruppo”, utilizzate per comunicare i turni di servizio ed i luoghi di impiego.

Al termine delle indagini, in parte condotte anche in collaborazione con funzionari dell’Ispettorato del Lavoro di Ravenna, all’azienda cervese risultata “evasore totale” per non aver mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi, è stato contestato l’utilizzo di 33 lavoratori in nero, con l’irrogazione della c.d. “maxi sanzione” fino ad un massimo di 300.000 mila euro per le violazioni commesse in qualità di datore di lavoro, nonché ricavi non dichiarati al fisco per almeno 200.000 euro nel triennio 2015-2018, per i quali provvederà ora all’accertamento la competente Agenzia delle Entrate.