Mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna e presidente del Servizio nazionale Tutela minori
Mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna e presidente del Servizio nazionale Tutela minori

Una Giornata nazionale di preghiera della Chiesa italiana per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Lo annuncia monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna e presidente del Servizio nazionale Tutela Minori ad Avvenire dopo la decisione del Consiglio permanente Cei, che giovedì ha inserito l’emergenza abusi tra gli argomenti meritevoli di essere sottolineati con una ricorrenza annuale

La Giornata sarà celebrata ogni anno il 18 novembre e si inserisce, si legge nel pezzo di Luciano Moia, in quella rete di impegni e di iniziative che hanno visto, all’indomani dell’approvazione delle linee guida per il contrasto agli abusi e il sostegno delle vittime (giugno 2019), il consolidarsi di una struttura che conta ormai in tutte le comunità su un referente specifico, su un pool di esperti (psicologi, psicoterapeuti, operatori di pastorale familiare, giuristi) e su uno sportello di ascolto (servizio ancora non presente ovunque), oltre che di un vescovo responsabile in ogni regione ecclesiastica.

In questo mosaico che va ormai completandosi, la giornata di preghiera e di sensibilizzazione “può diventare un appuntamento per ricordare che la Chiesa italiana, anche sul fronte del contrasto agli abusi e dell’educazione al rispetto e alla promozione dei soggetti più vulnerabili, c’è e intende fare la sua parte fino in fondo, mettendo da parte incertezze e imbarazzi del passato”.

“Vorremmo dare a questa Giornata un significato importante, tutt’altro che formale – sottolinea monsignor Ghizzoni nel dialogo con Avvenire – e certamente pregheremo per le vittime, chiedendo perdono al Signore per i peccati commessi anche dagli uomini di Chiesa, ma vorremmo anche che questa Giornata fosse un’occasione perché possa crescere la coscienza e la responsabilità del popolo di Dio nei confronti dei ragazzi e degli adolescenti affidati alla nostra custodia. Penso agli oratori, alle parrocchie, agli istituti, ma anche a tutte le altre attività”.

Qui il link all’articolo sul sito di Avvenire