La Vergine in trono con il bambino in mosaico conservata a Sant'Apollinare Nuovo
La Vergine in trono con il bambino in mosaico conservata a Sant'Apollinare Nuovo

Vergine Madre. La devozione a Maria nella Diocesi di Ravenna–Cervia commentata con la Divina Commedia” è il titolo dell’esposizione che sarà inaugurata dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni sabato 10 aprile 2021, alle 18, nella basilica di Santa Maria in Porto, in occasione della solennità della Madonna Greca, patrona della città e dei lidi. L’esposizione fa parte delle iniziative per il centenario del Comitato diocesano per le celebrazioni dantesche. È un’iniziativa che nasce alcuni anni fa da un piccolo gruppo di fedeli della nostra diocesi, paternamente accompagnati dall’arcivescovo, con l’intento di dare lode a Colei che, come una vera madre, cammina con noi, combatte con noi, ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio (papa Francesco, Evangelii Gaudium, 286).

La Beata Vergine da sempre condivide il cammino della comunità cristiana e la devozione mariana nella chiesa ravennate è presente fin dai primi secoli del cristianesimo, come ci indicano alcune opere d’arte e di fede che, ancora oggi, possiamo ammirare.
Basti pensare, ad esempio, alla Vergine in trono con il Bambino nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo (VI secolo), all’icona della Madonna Greca, nostra Patrona (XII secolo), all’Orante (XII secolo), già presente in Cattedrale ed ora custodita al Museo arcivescovile, sino ai numerosi edifici sacri o altari che, lungo i secoli, le sono stati dedicati con appellativi cari al culto popolare, quali la Madonna del Sudore, la Madonna della Celletta, la Madonna del Pino, la Madonna del Soccorso, la Madonna della Pace, la Madonna Addolorata, Santa Maria degli Angeli.

E sono proprio queste immagini protagoniste, assieme ai versi di Dante e ad alcune antifone mariane, nei 14 pannelli che verranno inaugurati il 10 aprile. Una devozione filiale a Colei che è La donna orante (papa Francesco, Evangelii, Gaudium, 288) per eccellenza, come ci testimoniano i padri nella fede. Il vescovo Andrea Agnello (secolo IX), nel Libro pontificale della Chiesa ravennate, ci ricorda che nell’antica chiesa di Santa Maria Maggiore, ai piedi di un mosaico raffigurante la Madonna, era stata posta la seguente iscrizione: “Genitrice del Verbo ed eternamente Vergine, e fu fatta madre del Signore che l’aveva creata”. Un testo che, insieme agli splendidi mosaici della nostra città, certamente ha ispirato Dante Alighieri nella composizione della Divina Commedia e in particolare della cantica del Paradiso.

A tal proposito, il pensiero corre immediatamente all’incipit del canto XXXIII: “Vergine madre, figlia del tuo figlio”. Questa esposizione nella sua semplicità e umiltà, nasce con l’intento di fare memoria del grande patrimonio di fede che ci è stato consegnato nel tempo e sul quale possiamo appoggiarci sicuri per continuare il cammino, certi della direzione così saldamente indicataci. Soprattutto in questo tempo difficile di pandemia.

Come scrive papa Francesco nell’ Evangelii Gaudium (288) “Perché ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto. In lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti”. Maria sa riconoscere le orme dello Spirito di Dio nei grandi avvenimenti ed anche in quelli che sembrano impercettibili”. “Questa dinamica di giustizia e di tenerezza, di contemplazione e di cammino verso gli altri, è ciò che fa di lei un modello ecclesiale per l’evangelizzazione”.

Manuela Mambelli