Don Luigi Giovannardi

Molti in città lo conoscono per la passione per il Vangelo e la capacità di raccontarlo a tutti, anche in dialetto: famosi i suoi sonetti, le zirudèle e i rosari in romagnolo. Ma don Luigi Giovannardi, morto questa mattina a Santa Teresa, è stato tanto altro: un prete e un parroco prima di tutto, dalla straordinaria capacità di essere vicino alla sua gente. 

Così lo ricorda il direttore di Santa Teresa, don Alberto Graziani: “Oltre che un confratello ho perso un amico”.  Anche Risveglio lo ricorda per la rubrica che teneva sulle nostre pagine: E Vageli in t’un sunet, per la sua capacità di condensare in poche righe in romagnolo il senso del Vangelo della domenica. 

Don Luigi era ospite di Santa Teresa già da diversi anni dopo il suo ritiro dalla vita pastorale attiva. Da qualche mese combatteva contro un tumore che si era aggiunto alle sue precarie condizioni di salute: per questo dalla casa San Giuseppe (l’ex reparto sacerdoti di Santa Teresa) era stato trasferito nella Casa residenza anziani di Santa Teresa. Una settimana fa, poi, l’infarto che lo ha condotto al coma. Era anche positivo al Covid ma senza sintomi i evidenti di questa malattia. 

Era nato a Ravenna il 21 novembre del 1936 ed era stato ordinato sacerdote il 22 luglio del 1959: tre anni fa aveva festeggiato i 60 anni di ordinazione sacerdotale. È stato parroco per molti anni di Castiglione di Ravenna e poi cappellano all’ospedale di Cervia.

“Un uomo ricco di tradizioni, di una vicinanza calorosa e piena di affetto – prosegue don Alberto –: eravamo ‘vicini di casa’ quando ero parroco di San Zaccaria e lui a Castiglione ed era sempre disponibile. Sapevo che se c’era bisogno lui arrivava, faceva quello che c’era da fare e se ne andava sorridendo: un amico, oltre che un confratello”.

Si susseguono i ricordi e le manifestazioni di affetto anche tra gli appartenenti ai Cursillos di cristianità: “Anche a loro ha dato un contributo grande per oltre 40 anni”