Non ci gira troppo intorno il presidente del Csi di Ravenna Alessandro Bondi: l’impatto della pandemia sullo sport di base è sì economico, “ma è prima di tutto sociale”. “Quanti, tra gli amatori puri, avranno voglia, in settembre, quando magari ce ne sarà la possibilità, di tornare a giocare, magari in squadra, a ‘sudare’ assieme a sconosciuti? Quanti preadolescenti – si chiede ancor preoccupato Bondi – perderemo in una fascia d’età che già prima della pandemia aveva percentuali di ‘drop out’ (abbandono, ndr) sportivo clamorose?”. Con tutto quello che ne deriva, dal punto di vista dell’obesità infantile, tanto per fare un esempio, e della salute mentale generale. Il problema, sembra dire il presidente del Csi Ravenna, non è solo del Csi, ma di tutta la società, e ha a che fare con la salute pubblica.

Detto questo, è un’intervista tutt’altro che pessimista quella che affida alle pagine di Risveglio Duemila, perché se è vero che i problemi, anche economici per molte società affiliati, ci sono e probabilmente si toccheranno ancor più con mano in settembre, è anche vero che il Csi, in primis, ha sperimentato strategie e progetti nuovi, che fanno vela sulla sussidiarietà, e possono “portare lontano”. Anche l’esperienza del Csi di Ravenna conferma quel che ha detto il Papa un anno fa in piazza San Pietro: “Ci si salva solo insieme”.

Presidente, allora, che impatto ha avuto la pandemia sulle società affiliate al Csi?
È un po’ presto per dirlo, in realtà. Le società amatoriali sono, potremmo dire, “congelate”: non ci sono entrate ma nemmeno spese. Più preoccupante è la situazione di chi deve gestire spese di impianto, o ha dipendenti. Come il Csi stesso, che però, essendo un comitato medio-piccolo, con riserve, è comunque in una condizione più favorevole di altri. Certo, se non ci fosse stato il bando regionale per il terzo settore e un aiuto pubblico sarebbe stato difficile. Il punto di domanda più grande sarà a settembre: non sappiamo come e in che modo ripartiranno le attività.

E nel frattempo?
Nel frattempo ci siamo un po’ reinventati. Fumetti, danza, giochi da tavolo, laboratori creativi: abbiamo sperimentato corsi e iniziative che mai avremmo pensato prima. O che. Erano nei nostri sogni da tanto ma a che non abbiamo mai avuto tempo di lanciare. In estate abbiamo in progetto tre Cre: uno al mare, uno in città (alla scuola Camerani) e uno a Godo con Gym Academy. L’anno scorso, anche qui grazie a contributi pubblici, abbiamo coinvolto qualche centinaio di bambini e ragazzi. L’avremmo fatto anche in perdita, era da fare: un servizio per le famiglie. Poi, abbiamo certamente messo a frutto le nostre reti di contatto.

Cosa ha insegnato al Csi questo tempo di pandemia?
Ci ha permesso di sperimentare cose alle quali pensavamo da tempo, di proporre quindi in modo nuovo lo sport. Finora il Csi faceva rima con pallavolo e calcio: questo tempo, invece, abbiamo sperimentato, danza corsa, giochi da tavolo, ginnastica etc…. E poi abbiamo potenziato la comunicazione, via internet e social. Mai avrei pensato un anno fa di investire su questo. E invece.  Infine, abbiamo puntato sulla formazione. Con ottimi risultati: 90 iscritti al corso per educatori ludici. E abbiamo dovuto dire no a qualcuno. Con l’online, tra l’altro, tutto è più semplice e più efficace. Abbiamo fatto alleanze con altri comitati, mettendo insieme le risorse e facendo rete. Abbiamo appunto scoperto quanto è importante lavorare insieme: era l’unico modo per andare avanti. D’ora in poi sarà uno stile.

Il Csi di Ravenna ha lavorato molto nel settore sport e disabili. L’emergenza sanitaria in questo settore cosa ha prodotto?
I centri, di fatto, sono “in bolla” da un anno. Non abbiamo mai potuto inviare operatori. Ma abbiamo proposto video-attività, inviando materiale. In parte è stato fatto, non dappertutto e. Non nello stesso modo, certo. Io credo che dovremo ricominciare da zero. E pensare che il 2020 doveva essere l’anno del salto verso l’agonismo. Sognavo di fare un pulmino per andare a Parigi 2024. Sarà per le Olimpiadi dopo.