Don Luigi aveva una straordinaria capacità di stare vicino alla gente, la sua era una vicinanza calorosa e piena di affetto. Ed era molto legato alle tradizioni religiose e popolari”. Così l’arcivescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni, ha ricordato don Luigi Giovannardi questa mattina nell’omelia per le esequie del sacerdote, morto il Sabato scorso, 3 aprile, all’ospedale di Ravenna, dove era ricoverato in seguito all’aggravarsi delle sue già precarie condizioni di salute. Nonostante questo, ha avuto la gioia di poter ricevere i sacramenti dal cappellano dell’ospedale”, ha detto l’arcivescovo.

Un lungo servizio pastorale, quello di don Giovannardi, che era stato ordinato sacerdote il 22 luglio 1959: cappellano a Berra e poi a Portomaggiore, parroco a Massa Forse dal 1968 al 1975, poi, per 25 anni, parroco a Castiglione, prima di essere nominato parroco all’ospedale di Cervia. Per una quarantina d’anni è stato anche a servizio del Cursillo di cristianità.

Lo ricordiamo anche per la su capacità di tradurre in dialetto i brani del Vangelo, ma anche le preghiere più popolari come il Rosario – ha continuato l’arcivescovo –. Sulla sua bara abbiamo lasciato la sua versione in dialetto del Padre nostro. Per Risveglio Duemila, sino a poco tempo fa, don Giovannardi ha curato la rubrica ‘E Vangeli in t’un sunet’ nella quale in poche frasi, sempre in dialetto romagnolo, dava il senso del Vangelo della domenica”.

Da oltre una decina d’anni don Giovannardi era ospite dell’Opera di Santa Teresa, nel reparto che dove sono accolti anche alcuni sacerdoti. “Ma finché ha potuto – ha concluso l’arcivescovo – ha continuato a svolgere dei servizi pastorali in città.

Davvero, come Maria di Magdala che – lo abbiamo ascoltato nel Vangelo – che diventa discepola missionaria, anche don Luigi ha avuto al centro del suo predicare e del suo essere sacerdote il Cristo crocifisso e risorto, l’unico che con la luce della Parola e la grazia dei sacramenti ci fa vivere le giornate con una certezza: siamo amati da lui e non saremo abbandonati nemmeno nel momento della morte.

E don Luigi ha vissuto nella sicura speranza che il Signore lo avrebbe accolto, al termine della vita, anche per ricompensarlo del bene che ha fatto a tante persone”.