Lo stabilimento della Versalis

La decisione di Eni di chiudere entro il 2022 le attività del cracking di Porto Marghera, “che è un pilastro negli assetti della petrolchimica italiana”, spaventa anche i sindacati a Ravenna. C’è “forte preoccupazione per la filiera della chimica e per il sito di Ravenna”, dice infatti Alessio Vacchi della Filctem-Cgil.

E così domani il sindacato andrà a chiedere a Versalis delle rassicurazioni: alle 14.30 è previsto un incontro, in modalità remoto, con i vertici aziendali per chiedere conto dei programmi di sviluppo e di investimento previsti per il comparto chimico di Versalis.

L’incontro si colloca in un momento di oggettiva preoccupazione per il futuro della chimica italiana– spiega Vacchi, segretario della Filctem di Ravenna- anche per l’annunciata decisione di Eni di chiudere entro il 2022 le attività del cracking di Porto Marghera che è un pilastro negli assetti della petrolchimica italiana. Da esso provengono, infatti, in larga misura le materie prime che alimentano i siti produttivi Versalis del cosiddetto ‘quadrilatero padano’: Ferrara, Mantova e Ravenna insieme allo stabilimento della multinazionale LyondellBasell di Ferrara”.

Solo questo elenco offre una “sommaria descrizione” della “misura del peso degli effetti che la chiusura del cracking potrebbe avere su un sistema di filiera così esteso ed interconnesso, rilevante sul territorio anche a livello occupazionale. Per i siti Versalis- continua Vacchi- occorre considerare anche gli aspetti legati alla tenuta economica complessiva dell’azienda, nell’idea che un sistema produttivo integrato è tanto più resiliente quanto le parti si sostengono vicendevolmente con efficacia”.

Ma Versalis, azienda del gruppo Eni, “è fondamentale per la tenuta della chimica italiana, per non parlare di tutte le filiere manifatturiere legate alle produzioni di materie plastiche e gomme”, evidenzia la Cgil. “Ogni territorio ha la sua storia e le sue peculiarità- sottolinea Vacchi- quello di Ravenna rischia, al pari dei siti di Ferrara e Mantova, di subire forti contraccolpi se la decisione riguardante Porto Marghera prenderà forma, anche per le perduranti incertezze che riguardano il futuro delle attività di Eni nel settore dell’estrazione e dell’energia”.

Da diversi anni poi il sito di Ravenna attende la realizzazione di “investimenti per il miglioramento degli assetti produttivi degli impianti esistenti. Pur prendendo atto delle rassicurazioni fornite dall’azienda in merito all’approvvigionamento delle materie prime e all’ipotesi di future attività green a Marghera in sostituzione dell’attuale, restano forti perplessità per una decisione improvvisa e inaspettata, in netta controtendenza rispetto alle posizioni aziendali espresse non più tardi di un anno fa”, sta in guardia la Filctem. Inoltre il proseguio dell’attività del cracking di Porto Marghera potrebbe accompagnare, “e di fatto sostenere, tutte le iniziative ipotizzate ed auspicabili nell’ambito delle strategie Eni nella transizione verso la piena sostenibilità delle proprie attività”, conclude la sigla della Cgil.