Papa Francesco durante un'udienza

“Un santo che non ti rimanda a Gesù Cristo non è un santo, neppure è cristiano”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, durante la catechesi dell’udienza di oggi, trasmessa in diretta streaming dalla Biblioteca privata del Palazzo apostolico e dedicata al legame tra la preghiera e la comunione dei santi. “Il santo ti fa ricordare Gesù Cristo, perché lui ha percorso quella via di vivere come un cristiano”, ha proseguito Francesco: “I santi ci ricordano che anche nella nostra vita, pur debole e segnata dal peccato, può sbocciare la santità, anzi all’ultimo momento”. “Non a caso nei Vangeli leggiamo che il primo santo canonizzato è stato un ladro”, ha aggiunto a braccio: “canonizzato non dal Papa, dallo stesso Gesù”. “La santità è un percorso di vita, di incontro con Gesù, sia lungo, sia breve sia, di un istante, ma è sempre una testimonianza”, ha osservato il papa ancora fuori testo: “Un santo è un testimone, un uomo o una donna che ha incontrato e che ha seguito Gesù”. “Non è mai troppo tardi per convertirsi al Signore, che è buono e grande nell’amore”, l’invito di Francesco: “Il Catechismo spiega che i santi contemplano Dio, lo lodano e non cessano di prendersi cura di coloro che hanno lasciato sulla terra. La loro intercessione è il più alto servizio che rendono al disegno di Dio. Possiamo e dobbiamo pregarli di intercedere per noi e per il mondo intero”.

“Nessuno può staccarsi dalla propria storia, dalla storia del proprio popolo: sempre nelle abitudini portiamo questa eredità, e anche nella preghiera”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, che ha dedicato la catechesi dell’udienza di oggi, al legame tra la preghiera e la comunione dei santi. “Quando preghiamo, non lo facciamo mai da soli”, ha fatto notare Francesco: “Anche se non ci pensiamo, siamo immersi in un fiume maestoso di invocazioni che ci precede e che prosegue dopo di noi. Un fiume maestoso. Nelle preghiere che troviamo nella Bibbia, e che spesso risuonano nella liturgia, c’è la traccia di antiche storie, di prodigiose liberazioni, di deportazioni e tristi esili, di commossi ritorni, di lodi sgorgate davanti alle meraviglie del creato… E così queste voci si tramandano di generazione in generazione, in un continuo intreccio tra l’esperienza personale e quella del popolo e dell’umanità a cui apparteniamo”. “Nella preghiera di lode, specialmente in quella che sboccia nel cuore dei piccoli e degli umili, riecheggia qualcosa del canto del Magnificat che Maria innalzò a Dio davanti alla sua parente Elisabetta”, ha spiegato il Papa: “O dell’esclamazione del vecchio Simeone che, prendendo in braccio il Bambino Gesù, disse così: ‘Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola’”.

Nella Chiesa non c’è un lutto che resti solitario, non c’è lacrima che sia versata nell’oblio, perché tutto respira e partecipa di una grazia comune”. A garantirlo è stato il Papa, durante la catechesi. ”Non è un caso che nelle antiche chiese le sepolture fossero proprio nel giardino intorno all’edificio sacro, come a dire che ad ogni Eucaristia partecipa in qualche modo la schiera di chi ci ha preceduto”, ha sottolineato Francesco: “Ci sono i nostri genitori e i nostri nonni, ci sono i padrini e le madrine, ci sono i catechisti e gli altri educatori”. “Quella fede tramandata, trasmessa, che noi abbiamo ricevuto”, ha proseguito a braccio: “e con la fede è stato trasmesso anche il modo di pregare, la preghiera”. “I santi sono ancora qui, non lontani da noi; e le loro raffigurazioni nelle chiese evocano quella nube di testimoni che sempre ci circonda”, ha assicurato il Papa, rimandando al brano della Lettera agli Ebrei letto prima della catechesi: “Sono testimoni che non adoriamo – beninteso –, ma che veneriamo e che in mille modi diversi ci rimandano a Gesù Cristo, unico Signore e mediatore tra Dio e l’uomo.

In Cristo c’è una misteriosa solidarietà tra quanti sono passati all’altra vita e noi pellegrini in questa: i nostri cari defunti, dal cielo continuano a prendersi cura di noi.- “Loro pregano per noi e noi preghiamo per loro e con loro”, ha spiegato Francesco.
“Il primo modo di pregare per qualcuno è parlare a Dio di lui o di lei”, ha affermato il Papa: “Se facciamo questo frequentemente, ogni giorno, il nostro cuore non si chiude, rimane aperto ai fratelli. Pregare per gli altri è il primo modo di amarli e ci spinge alla vicinanza concreta”. “Anche nei momenti dei conflitti”, ha proseguito ancora una volta fuori testo: “Un modo di sciogliere, di ammorbidire il conflitto è pregare per la persona con la quale io sono in conflitto, e qualcosa cambia con la preghiera. La prima cosa che cambia è il mio cuore, il mio atteggiamento: il Signore lo cambia per rendere possibile nuovo incontro e evitare che il conflitto divenga una guerra senza fine. Tutti sappiamo che qui nella terra c’è gente santa, uomini e donne santi, che vivono in santità. Loro non lo sanno, neppure noi lo sappiamo, ma ci sono dei santi: dei santi di tutti i giorni, dei santi nascosti, o come mi piace dire i santi porta accanto, quelli che continuano la vita, che lavorano con noi e portano una vita di santità”.

Desidero assicurare il mio ricordo nella preghiera per le vittime delle inondazioni che nei giorni scorsi hanno colpito l’Indonesia e Timor Est”. Così il Papa, prima dei saluti di lingua italiana ai fedeli collegati per seguire in diretta streaming l’udienza. “Il Signore accolga i defunti, conforti i familiari e sostenga quanti hanno perso la loro abitazione”, l’appello di Francesco. Diffondere la cultura della fraternità in ambito sportivo”. È l’appello del Papa prima dei saluti in lingua italiana. “Ieri è stata celebrata la Giornata internazionale per lo Sport sviluppo e pace”, ha ricordato il Papa: “Auspico che possa rilanciare l’esperienza dello sport come evento squadra, per favorire il dialogo solidale tra culture popoli diversi”. “Sono lieto di incoraggiare l’Athletica Vaticana – ha continuato Francesco – a proseguire nell’impegno di diffondere la cultura della fraternità in ambito sportivo, ponendo viva attenzione alle persone più fragili e diventando così testimone di pace”.

(M. N.) per Agensir