Papa Francesco durante la celebrazione della Passione (VaticanNews)

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la Passione del Signore e rivolge a Dio la grande Preghiera Universale perché “le conceda unità e pace” e “la protegga su tutta la terra”, il predicatore della Casa Pontificia, il cardinale Raniero Cantalamessa, sviluppa una profonda riflessione sulla fraternità, alla quale Cristo, sulla Croce, ha dato un nuovo fondamento. E si sofferma, poi, sulla fraternità nella Chiesa Cattolica, oggi ferita dalle divisioni a causa dell’opzione politica che “prende il sopravvento su quella religiosa ed ecclesiale e sposa una ideologia, dimenticando il valore e il dovere dell’obbedienza nella Chiesa”. E invece, afferma il religioso cappuccino, è l’unità cui si deve puntare.

“La Pasqua segna una tappa nuova e decisiva” nell’accezione del termine “fratelli”: grazie a Cristo, infatti, “i discepoli diventano fratelli in senso nuovo e profondissimo: condividono non solo l’insegnamento di Gesú, ma anche il suo Spirito, la sua vita nuova di risorto”. Lo ha spiegato il cardinal Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, che nell’omelia delle celebrazione della Passione del Signore, presieduta da Papa Francesco, si è soffermato sul “fondamento cristologico” della fraternità, partendo dall’ultima enciclica del Santo Padre, “Fratelli tutti”. 

“È significativo che solo dopo la sua risurrezione, per la prima volta, Gesú chiama i suoi discepoli direttamente ‘fratelli’”, ha fatto notare il cardinale: “Dopo la Pasqua, questo è l’uso più comune del termine fratello; esso indica il fratello di fede, membro della comunità cristiana. Fratelli ‘di sangue’, ma del sangue di Cristo!”. “Questo fa della fraternità in Cristo qualcosa di unico e di trascendente, rispetto a ogni altro genere di fraternità ed è dovuto al fatto che Cristo è anche Dio”, ha sottolineato il cardinale: “Essa non si sostituisce agli altri tipi di fraternità basati su famiglia, nazione o razza, ma li corona. Tutti gli esseri umani sono fratelli in quanto creature dello stesso Dio e Padre. A ciò la fede cristiana aggiunge una seconda decisiva ragione. Siamo fratelli non solo a titolo di creazione, ma anche di redenzione; non solo perché abbiamo tutti lo stesso Padre, ma perché abbiamo tutti lo stesso fratello, Cristo, primogenito tra molti fratelli”.

“La fraternità si costruisce cominciando da vicino, da noi, non con grandi schemi, con traguardi ambiziosi e astratti”, prosegue il predicatore della Casa Pontifica: “la fraternità universale comincia, per noi, con la fraternità nella Chiesa Cattolica”, oltre che con la fraternità fra tutti i credenti in Cristo, cioè l’ecumenismo. “La fraternità cattolica è ferita!”, il grido d’allarme di Cantalamessa: “La tunica di Cristo è stata fatta a pezzi dalle divisioni tra le Chiese; ma – quel che non è meno grave – ogni pezzo della tunica è stato suddiviso, a sua volta, in altri pezzi. Parlo naturalmente dell’elemento umano di essa, perché la vera tunica di Cristo, il suo corpo mistico animato dallo Spirito Santo, nessuno la potrà mai lacerare. Agli occhi di Dio, la Chiesa è ‘una, santa cattolica e apostolica’, e tale rimarrà fino alla fine del mondo. Questo, tuttavia, non scusa le nostre divisioni, ma le rende più colpevoli e deve spingerci con più forza a risanarle”.

“La causa più comune delle divisioni tra i cattolici non è il dogma, non sono i sacramenti e i ministeri: tutte cose che per singolare grazia di Dio custodiamo integri e unanimi. È l’opzione politica, quando essa prende il sopravvento su quella religiosa ed ecclesiale e sposa una ideologia, dimenticando completamente il valore e il dovere dell’obbedienza nella Chiesa”, ha denunciato il cardinale Cantalamessa. L’opzione politica, “in certe parti del mondo, il vero fattore di divisione, anche se taciuto o sdegnosamente negato”.

“Questo vuole dire che ‘il regno di questo mondo’ è diventato più importante, nel proprio cuore, che non il Regno di Dio”, il monito del porporato. “Credo che siamo chiamati tutti a fare su ciò un serio esame di coscienza e a convertirci”, l’invito: “Questa è per eccellenza l’opera di colui il cui nome è ‘diabolos’, cioè il divisore, il nemico che semina zizzania, come lo definisce Gesú nella sua parabola”.

Il secondo appuntamento del Venerdì Santo, trasmesso come tutti i riti del triduo pasquale, sarà quello della Via Crucis, che per il secondo anno consecutivo, a causa della pandemia di Coronavirus ancora in corso, si terrà sul sagrato della basilica di San Pietro, invece che al Colosseo, alle ore 21 (Agensir).