La celebrazione della Passione di Cristo in Cattedrale

Una celebrazione fatta di “silenzio e ascolto della Parola di Dio”: la liturgia della Passione che si è celebrata questa sera in Duomo è essenzialmente questo, come ha ricordato l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni che ha presieduto il rito. Si fa memoria degli ultimi istanti di Cristo sulla terra, della sua morte in croce e della sua sepoltura, temporanea.

Un momento dell’omelia di questa sera in Duomo

Assieme a lui sono stati ricordate tutte le persone che soffrono, i crocefissi del nostro tempo: in particolare, quest’anno (come nel 2020) nella preghiera universale il pensiero è andato a tutti quelli che sono stati colpiti dalla pandemia:Per i malati e i sofferenti del nostro tempo – è il testo della preghiera letta dal parroco del Duomo don Arienzo Colombo – : Signore allontana la pandemia, concedi salute agli ammalati, forza e sostegno agli operatori sanitari, dona speranza e conforto alle famiglie, la salvezza eterna ai defunti”.

Gesù doveva arrivare fino a questo punto (sulla croce , ndr) – ha spiegato monsignor Ghizzoni nell’omelia –: c’è un disegno di Dio che si realizza ora. E nonostante questo, in Cristo non vediamo una rassegnazione passiva. L’aveva anticipato tre volte ai suoi discepoli che sarebbe morto così e che poi sarebbe risorto, anche se questa parola per gli uomini dell’epoca non aveva un significato compiuto”

L’adorazione della croce

“Cristo va liberamente all’incontro con il suo destino”. E lì sulla croce, ha proseguito l’arcivescovo Lorenzo, si incontrano la volontà di Dio di sacrificare suo figlio e la storia umana che in base a vari interessi ha voluto eliminarlo. “Ma alla fine ha prevalso il disegno di Dio di offrire la vita di suo figlio per noi. Tutti, prima o poi ci siamo allontanati da lui, ma lui non ci ha mai abbandonati”.

Raccontata attraverso le parole del Vangelo di Giovanni, ha ricordato monsignor Ghizzoni, è la vicenda di un Re che non ha il suo regno in questo mondo e che raggiunge la pienezza della sua regalità quando viene messo in croce: è Re per dare la vita, non per toglierla, per mettersi al servizio dei fratelli, per donare la sua vita non per chiederla”. “E tutto questo lo fa “perché anche noi potessimo rinascere, diventare creature nuove in un mondo nel quale la Risurrezione e la vita eterna e non la morte hanno l’ultima parola”. Cristo è in croce ma si intravede già la luce della Risurrezione